Marsala, gli schiavi dei campi: sfruttati per dodici ore al giorno, a pane duro e acqua
Sfruttati per dodici ore al giorno, a pane duro e acqua, con una paga di tre euro l'ora. Sono i nuovi schiavi. Li vediamo al lavoro mentre raccolgono le olive, o fanno la vendemmia quando attraversiamo le strade delle nostre campagne.
Ieri a Marsala sono stati arrestati due sfruttatori senza scrupoli, ma per la Squadra Mobile di Trapani è solo la punta dell'iceberg. I migranti, costretti a lavorare da schiavi, chiamavano "padroni" Angelo e Sebastiano Valenti, padre e figli, agricoltori senza scrupoli che sfruttavano queste persone e che ieri, arrestati, hanno protestato perché non capivano il motivo del loro arresto.
Le indagini partono da una notizia di cronaca che ha fatto molto scalpore: un giovane un anno fa tentò di "dirottare" un bus dell'Autoservizi Salemi che viaggiava da Marsala a Palermo. Il giovane voleva suicidarsi, lanciandosi con il bus da un viadotto. Per fortuna è stato arrestato. Ai poliziotti ha raccontato la sua disperazione. Dal portafoglio ha tirato fuori il foglio con appuntato il nome dei suoi sfruttatori. Sembrava terrorismo, era schiavitù. Della vicenda ne abbiamo parlato qui.
Il ragazzo aveva pensato di suicidarsi perchè non ce la faceva più: lui e i suoi compagni erano sfruttati, costretti a chiamare “padrone” chi li ha resi schiavi, pagati 3 euro all’ora lavorando anche più di 12 ore al giorno, cominciando alle 5 del mattino in campagna tra vigneti e oliveti, o raccogliendo verdura e frutta, per poi mangiare pane duro, lo stesso che si dà alle galline.
Da lì sono partite le indagini della Squadra Mobile di Trapani, con l'arresto dei due imprenditori agricoli marsalesi, Angelo e Sebastiano Valenti, padre e figlio di 68 e 35 anni. I due “caporali” sono finiti ai domiciliari con l’accusa di sfruttamento della manodopera aggravato e in concorso. Il Disposto anche il sequestro preventivo di due vigneti e di un vasto oliveto, di proprietà degli arrestati, dove venivano fatti lavorare gli immigrati.
Le indagini sono durate sei mesi e hanno accertato che i due “caporali” sfruttavano gli immigrati facendoli lavorare non solo nelle loro aziende, ma anche mettendoli a disposizione di altri agricoltori di Mazara del Vallo e di Marsala.
Gli immigrati venivano prelevati da un capannone nelle campagne di Marsala, dove vivevano in pessime condizioni igienico sanitarie, o erano reclutati direttamente nei centri di accoglienza per migranti. Quasi ogni mattina andavano a prenderli con le loro auto e li portavano nei campi.
I due arrestati facevano rapide contrattazioni con gli immigrati sulla paga oraria, sulle ore di lavoro e sul cibo e decidevano quale lavoratore impiegare: chi “faceva troppe storie” sul compenso o sul cibo veniva subito “scartato”. Tre euro era la paga oraria massima oltre alla “mangiarìa”, cioè il pane duro. I lavoratori si rivolgevano ai due uomini chiamandoli “padrone” e, questi, a loro volta li chiamavano con i nomi della settimana: “giovedì” era uno degli uomini sfruttati.
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