04/09/2018 06:00:00

"Cinque motivi per abolire le imposte aeroportuali a Trapani Birgi"

 Gentile direttore,

gentile redazione,    Da molti anni ormai sostengo pubblicamente che le imposte aeroportuali di imbarco mandino fuori mercato tanti piccoli aeroporti italiani, tra cui Ancona, Birgi, Comiso, Crotone, Cuneo, Parma, Perugia, Reggio Calabria, Trieste, e ne danneggiano altri come Alghero, Genova e Torino.   Utilizzando svariate strategie, in questi anni ho cercato di spiegare ai nostri rappresentanti di tutte le parti politiche quanto dannose siano queste specifiche imposte, e di convincerli a fare qualcosa per ridurle o toglierle almeno ai piccoli aeroporti, ma purtroppo fino ad oggi ho miseramente fallito.   Il 12 Agosto Antonino Genovese ha aperto una discussione sulla questione sul gruppo Facebook del Comitato per il monitoraggio e la salvaguardia dell'aeroporto di Trapani, ed un paio di giorni dopo gli ha risposto Sergio Tancredi, uno dei portavoce del M5S chiamati da noi elettori a rappresentare la provincia di Trapani presso l'Assemblea Regionale Siciliana.   Sergio Tancredi ha sollevato tutta una serie di legittimi ed interessanti dubbi ed obiezioni. Quando mi sono accorto della discussione, ho cercato di rispondere, ma purtroppo non mi pare di essere riuscito a fargli cambiare idea. Prima di continuare, vorrei ringraziare Sergio Tancredi per aver partecipato alla conversazione, e per avere chiaramente spiegato le ragioni che lo spingono a non condividere la mia proposta. Questa retroazione é molto importante, perché mi permette di comprendere su quali punti devo cercare di essere ancora più chiaro di quanto sia stato fino ad oggi.   Cercherò qui di chiarire nuovamente le cinque principali obiezioni sollevate da Sergio Tancredi, nella speranza che lui e chi lo consiglia possano decidere di rivalutare la questione.   La prima obiezione, che in realtà non é una obiezione, ma un punto che va chiarito, é la differenza tra tasse aeroportuali e imposte aeroportuali.  Le tasse aeroportuali di imbarco sono quelle tasse che i passeggeri pagano in cambio di specifiche controprestazioni, tra cui i diritti aeroportuali di imbarco e sbarco dei passeggeri che generalmente sono le entrate principali dei gestori aeroportuali. Al momento per l'aeroporto di Birgi l'ammontare complessivo delle tasse aeroportuali di imbarco é di €7,20 a passeggero, che nel caso di voli nazionali, su cui si paga l'IVA al 10%, diventano €7,92.  Oltre alla tasse aeroportuali, in Italia, ed in pochissimi altri paesi Europei, sono previste imposte aeroportuali, un prelievo in cambio del quale il passeggero non riceve alcuna controprestazione. Per essere assolutamente precisi, per imposte aeroportuali di imbarco intendo "l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco di passeggeri sulle aeromobili" introdotta dall’articolo 2, comma 11, della finanziaria del 2004 e successive modifiche, e l'eventuale IVA su questa addizionale. Al momento da tutti gli aeroporti italiani (tranne quelli di Roma dove si paga 1 Euro in più) l'ammontare delle imposte aeroportuali di imbarco é di €6,50, che nel caso di voli nazionali diventano €7,15.  Un passeggero che si imbarca su un volo da Birgi per Linate, Trieste o Torino, paga sia i €7,92 che i €7,15, in totale €15,07. La mia proposta non tocca le tasse aeroportuali, ma propone di togliere almeno ai piccoli aeroporti le imposte aeroportuali, per cui il costo di imbarco di un passeggero dovrebbe scendere da €15,07 a €7,92. Questo sconto non andrebbe ovviamente passato dai vettori ai passeggeri, ma verrebbe utilizzato come un incentivo ai vettori ad aprire rotte nei nostri piccoli aeroporti.   La seconda obiezione di Sergio Tancredi é stata che questa non gli é sembrata una cifra tale da far decidere di non acquistare un biglietto aereo. Verbatim Sergio Tancredi ha scritto: "Personalmente non mi é mai capitato di rinunciare ad un viaggio perché il biglietto mi costa 10 euro in più". Qui Sergio Tancredi ha ovviamente ragione. Anzi, rilancio: tra comprare un Punta Raisi-Londra a 200 Euro più 120 Euro di taxi, ed un Birgi-Londra a 210 Euro più 25 Euro di taxi, quale marsalese o trapanese comprerebbe mai il primo? Il problema é che non é certo il passeggero a decidere quale rotta possa venire aperta dai vettori in un determinato aeroporto. Chi decide é il route manager del vettore. Ed il route manager ha un numero finito di aeromobili, con le quali apre soltanto le rotte più remunerative per il proprio datore di lavoro. Anche se una determinata rotta portasse ad un profitto, più ridotto é il margine di profitto di una determinata rotta, maggiore é la possibilità che venga scartata dal route manager. Ad esempio il margine netto medio di Ryanair é al momento il 20%, per cui più una rotta si allontana per difetto da quel margine netto medio, maggiore é la possibilità che il route manager decida di non operarla. Per comprendere l'impatto delle imposte aeroportuali, un Trapani-Londra costa al momento a Ryanair circa €60 a posto offerto, mentre un Trapani-Linate circa un €45 a posto offerto. Le imposte aeroportuali pesano quindi per circa il 12% in un Trapani-Londra, ed addirittura per circa il 16% in un Trapani-Linate. Per i vettori low cost, sono impatti mastodontici sugli obiettivi di margine, impatti che determinano certamente la non operabilità di centinaia di rotte dai piccoli aeroporti italiani.   La terza obiezione di Sergio Tancredi é stata che chiedersi che cosa impedirebbe al vettore di alzare la tariffa di €6,50 e mantenere la rotta. Qui Sergio Tancredi si é risposto da solo, dichiarando di essere sicuro che il flusso sarebbe rimasto uguale. Qui in parte Sergio Tancredi ha ragione, ma purtroppo non per i piccoli aeroporti. Nei grandi aeroporti, stile Heathrow o Fiumicino, o anche in quelli medi, come Linate o Venezia, dove c'è molta domanda, possiamo immaginare di potere aumentare le tariffe anche di cifre imponenti, perfino 50 Euro, e che il flusso rimanga praticamente uguale. Ma negli aeroporti come Trapani, Crotone, Comiso, Alghero, Pescara o Reggio Calabria, no. Nei piccoli aeroporti la domanda é molto più elastica. Ed il route manager cala molto più facilmente la mannaia. In questa classe di aeroporti, aumentando la tariffa di €6,50, diminuiscono i fattori di riempimento, e molte rotte diventano addirittura non profittevoli, e quindi non operabili. Ripetiamolo insieme: il numero di aeromobili é finito, il route manager di ogni vettore sceglie solo le rotte dove il profitto é maggiore. E quindi ad ogni aumento di costi aeroportuali, ad ogni aumento di imposte aeroportuali, ad ogni diminuzione del fattore di riempimento, il route manager toglie voli, frequenze, aerei e basi.   Sulla quarta obiezione di Sergio Tancredi sono molto d'accordo: e cioè che sino adesso i vettori non abbiano trovato una controparte politica particolarmente capace. Sergio Tancredi ha affermato che "vorrei vedere se la Sicilia avesse un unico soggetto a trattare se potrebbero fare quello che hanno fatto negli ultimi anni i vettori privati". Su questo gli do perfettamente ragione. E vado oltre. Infatti, la mia proposta é quella sì di togliere le imposte aeroportuali, ma che questa riduzione venga fatta in maniera negoziata, dal governo nazionale. Toninelli e Dell'Orco dovrebbero invitare il CEO di Ryanair, ed offrirgli la remissione delle imposte aeroportuali da e per i piccoli aeroporti, in cambio di almeno 200 nuove rotte da questi aeroporti. Ovviamente, la proposta andrebbe estesa a tutti i vettori alla stessa maniera (ma magari non c'è bisogno di parlare con tutti i vettori, con tutti i problemi che devono risolvere Toninelli e Dell'Orco non vogliamo fargli perdere tempo, per risolvere questo basta veramente parlare solo con Ryanair, e poi estendere a tutti gli altri vettori lo stesso identico trattamento).   Sulla quinta obiezione di Sergio Tancredi, e cioè che la proposta "punti a favorire solo i vettori", non posso che ammettere che Sergio Tancredi ha in parte ragione. Solo che gli chiedo di vederla da un differente punto di vista: per tutta una serie di ragioni, i piccoli aeroporti sono poco appetibili per i vettori. Nello specifico, le imposte aeroportuali mandano letteralmente fuori mercato i piccoli aeroporti italiani. Togliere le imposte aeroportuali ai piccoli aeroporti serve appunto a rendere questi aeroporti maggiormente appetibili per i vettori, incrementando il margine netto che possono ottenere aprendo rotte. Quindi togliere le imposte aeroportuali serve certamente a favorire i vettori, ma non "solo" i vettori, perché nello stesso tempo serve anche ad incentivare i vettori ad aprire rotte dai piccoli aeroporti, e quindi favorisce anche le comunità attorno a questi piccoli aeroporti.   Nella speranza che Sergio Tancredi possa rivalutare la questione, e magari cambiare idea in merito alla mia proposta, rimango a disposizione sia sua, che di tutti gli altri rappresentanti eletti sia a livello nazionale che regionale, per qualsiasi ulteriore chiarimento fosse necessario.   Cordiali saluti, Alessandro Riolo