Alex Britti in concerto alle Cantine Fina. Kebrillerà 2026
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"Il primo processo Borsellino non l'ho seguito io e del bis mi sono occupato solo della fase dibattimentale. E non è vero che quel processo é basato solo sulle dichiarazioni di Scarantino". Il pubblico ministero Nino Di Matteo respinge con decisione il sospetto di avere avuto un ruolo nella gestione del falso pentito Scarantino.
"Ci siamo resi conto che l'attendibilità di Scarantino era limitata e nei confronti di 3 dei 7 soggetti che chiamava in causa abbiamo chiesto l'assoluzione e lui non lo abbiamo inserito tra i testi". Di Matteo, convocato dal Consiglio superiore della magistratura, aveva chiesto di essere sentito in seduta pubblica.
"Sulla strage di via d'Amelio siamo a un passo dalla verità - ha detto il magistrato, che oggi è sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia - Mai come ora siamo vicini alla verità. E questo grazie a me e ad altri magistrati. Ecco perché non è giusto che questi magistrati siano oggi accostati a depistaggi e questa accusa è strumentale a chi non vuole che si vada avanti". Di Matteo parla di "prezzi altissimi" pagati da lui e dai suoi familiari.
Il magistrato rivendica il risultato del Borsellino ter, "mai messo in discussione", 26 condanne passate in giudicato per i boss della Cupola. "Non è vero che non si è fatto niente in 25 anni", dice. E parla anche del suo lavoro d'inchiesta, così rilanciando: "La prima azione di depistaggio è stata la sottrazione dell'agenda rossa. Questo è il primo tema da analizzare, perché di certo quell'azione non è stata commessa da chi ha schiacciato il telecomando". Il pm pone poi una domanda al Csm: "Non ho visto chiamare qui i magistrati che hanno fatto le indagini che hanno portato all'arresto di Scarantino". E fa i nomi di Ilda Boccassini, Fausto Cardella e Francesco Paolo Giordano. Di Matteo invita a sentirli. Erano loro che si occuparono delle prime indagini sulla strage di via d'Amelio e con lui giovane pm, racconta Di Matteo, loro nemmeno parlavano. "Non ho mai parlato nemmeno con La Barbera allora a capo del pool investigativo", tiene a precisare il pm. E il presidente della prima commissione che lo sta ascoltando, Antonio Leone, lo rassicura: "Non abbiamo voluto scegliere qualcuno ed escludere qualcun'altro", spiegando che quella in corso è solo una pre-istruttoria. Nei giorni scorsi, sono stati ascoltati i pm Annamaria Palma e Carmelo Petralia.
L’indagine che il Consiglio superiore della magistratura sta conducendo sulle inchieste e i processi sulla strage di via D’Amelio, però, è stata sollecitata proprio dai familiari del magistrato; in particolare la figlia Fiammetta. E Di Matteo sospetta: «C’è una strumentalizzazione anche di quella sacrosanta ansia di verità, attraverso un’abile campagna di disinformazione».
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