Immigrazione, un sito per dare voce e giustizia alle famiglie dei "Nuovi desaparecidos"
“Missing at the borders” è l’iniziativa per i migranti scomparsi, ed è il nome del sito internet che vuole dare voce, giustizia e verità ai familiari dei “Nuovi Desaparecidos”. Sono migliaia, infatti, i migranti che ogni anno scompaiono durante il loro viaggio verso l’Europa, che invece dovrebbe portarli verso la libertà e una vita nuova. Per dare voce e dignità alle loro famiglie, attraverso l’espressione del loro dolore è nato il sito “Missing at the borders”.
“Persone non numeri”, è questo il principio che ha ispirato l’iniziativa promossa da una rete di organizzazioni: Palermo senza frontiere, Milano senza frontiere, Como senza frontiere, Carovane Migranti, Association des travailleurs Maghrèbins de France, Alarm Phone e Watch the Med.
Sul sito si trovano le fotografie di alcuni dei migranti deceduti, scomparsi o vittime di scomparsa forzata nel loro viaggio per raggiungere l’Europa, così come delle video interviste fatte alle loro famiglie. La pagina è fatta in 4 lingue (inglese, francese, italiano e spagnolo) e ha come obiettivo quello di dare un volto alle vittime delle politiche migratorie europee e al dolore delle loro famiglie. Ogni mese saranno aggiunte nuove interviste fatte grazie alle donazioni che riceverà il progetto.
Ci sono numerose storie e testimonianze dei parenti impegnati nella denuncia delle politiche migratorie europee che, non concedendo la possibilità di un ingresso regolare, costringono le persone a rischiare la vita per arrivarci privandole del diritto alla mobilità sancito nell’art. 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani.
Particolarmente toccanti le testimonianze video, qui a lato il video dei familiari di Raouf Hidaouci disperso dal 15 marzo 2007. Le famiglie dei migranti racconta aneddoti, percorsi di vita e scelte fatte trasformando davvero i drammatici “numeri” associati al fenomeno in fatti reali accaduti a queste persone.
“Anno dopo anno migliaia di persone scompaiono lungo i confini nel corso del loro viaggio migratorio –afferma Edda Pando di Milano senza frontiere -. Si stima che dal 2000 il numero delle vittime abbia superato le 35 mila unità. E nessuno sa quante siano esattamente quelle lungo i percorsi che dall’Africa subsahariana e dal Medioriente portano verso le coste meridionali del Mediterraneo. Quello che Missing at the borders chiede è giustizia, verità e dignità per le famiglie; che si diano risposte concrete su quanto successo ai loro familiari scomparsi, che l’UE cessi di esternalizzare la sorveglianza delle frontiere e che sia garantito a tutti e a tutte la libertà di movimento”.
Alla base del progetto Missing at the borders vi è l’idea che la presenza come soggetto politico dei parenti dei migranti deceduti, scomparsi o vittime di scomparsa forzata sia fondamentale per denunciare e mostrare le conseguenze della criminale politica migratoria europea e dei singoli Stati.
Si parla di nuovi desaparecidos perché, come ha detto Enrico Calamai, ex vice console italiano in Argentina durante gli anni 70, “la desapariciòn è una modalità di sterminio di massa, gestita in modo che l’opinione pubblica non riesca a prenderne coscienza o possa almeno dire di non sapere”. Calamai membro del Comitato Verità e Giustizia per i Nuovi Desaparecidos, di cui fa parte anche Milano senza frontiere è stato il primo a usare questo termine.
“I familiari dei migranti si sono conosciuti cercando i loro figli negli ospedali, nei ministeri, nei commissariati andando a fare denuncia – le parole di Calamai - . Ciò che di fondamentale li accomuna è l’aver fatto un salto di coscienza e di conseguenza non accettare che la loro tragedia sia dovuta ma agire per avere giustizia e far sì che, anche grazie alle loro testimonianze, nel futuro episodi simili non si ripetano”.
Ogni mese il sito verrà aggiornato con nuove testimonianze tramite videointerviste realizzate anche grazie a chi vorrà fare una donazione al progetto dalla pagina web.
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