Polizia, cade l'obbligo di informare i superiori sulle indagini in corso
La disciplina sulla trasmissione per via gerarchica delle informative di reato lede le attribuzioni costituzionali del pubblico ministero. Lo ha stabilito la Consulta che ha definito incostituzionale la norma varata dal governo Renzi nel 2016 che, di fatto, poteva consentire ai politici di conoscere in anticipo le indagini. La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato proposto dal procuratore Giuseppe Volpe presso il Tribunale di Bari nei confronti del Governo.
Al centro del ricorso, l'articolo 18, comma 5, del decreto legislativo n. 177 del 2016. Questa disposizione prevedeva che, a fini di coordinamento informativo, "i vertici delle Forze di Polizia adottino istruzioni affinché i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato trasmettano alla propria scala gerarchica le notizie relative all'inoltro delle informative di reato all'autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale". L'informativa di reato è il primo atto scritto in cui uno o più membri delle forze dell’ordine riassumono i risultati di un’inchiesta, in quel momento coperta da segreto, per trasmetterli alla magistratura, alla Procura di competenza. Il "coordinamento" di cui parla il testo, necessario per evitare doppioni e sovrapposizioni, in precedenza spettava proprio ai magistrati inquirenti. Con la norma, invece, l’informativa doveva scalare le scale gerarchiche di Polizia, carabinieri, Guardia di finanza. E chi sta all'ultimo gradino di quelle gerarchie? I rispettivi ministeri di competenza: Interno, Difesa ed Economia.
La Corte, pur riconoscendo che le esigenze di coordinamento informativo poste a fondamento della disposizione impugnata sono meritevoli di tutela, ha ritenuto lesiva delle attribuzioni costituzionali del pubblico ministero, garantite dall'articolo 109 della Costituzione, la specifica disciplina della trasmissione per via gerarchica delle informative di reato. La sentenza sarà depositata nelle prossime settimane.
Giuseppe Volpe: "Una sentenza storica". "Notizie riservate potevano arrivare dove non dovevano con il rischio di compromissione delle indagini", cioè vere e proprie "fughe di notizie legittimate". E'il commento del procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, alla sentenza della Consulta che ha accolto il suo ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato con riferimento alla norma approvata nel 2016 che disciplinava la trasmissione per via gerarchica delle informative di reato. "Un grandissimo successo", "una sentenza storica", l'ha definita il procuratore, perché la legge rischiava di "compromettere il segreto istruttorio e la stessa obbligatorietà' dell'azione penale".
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