08/11/2018 06:00:00

L'abusivismo in Italia e in Sicilia. 20 anni dalla tragedia di Sarno e nessun insegnamento

Trentadue morti e due dispersi. Sono numeri da apocalisse quelli che ha lasciato il maltempo in Italia. Dall’estremo nord all’estremo sud, una settimana di distruzione e morte. Danni ingenti, dal Veneto al Friuli, dal Trentino alla Sicilia.

In Veneto i danni si stimano in 1 miliardo di euro e in Friuli sono stati sradicati addirittura 14 milioni di alberi, ci vorranno non meno di 80 anni per ripristinare quei boschi.

L’Italia ha vissuto, senza dubbio, delle condizioni di maltempo così dure ed estreme che non si verificavano dagli ultimi 50 60 anni, come ha sottolineato il capo della protezione Civile Angelo Borrelli. Ma a fare un quadro di quella che è la reale situazione nel nostro Paese è il geologo Mario Tozzi,  secondo cui: "oltre al cambiamento climatico è cambiato anche il nostro territorio con l'asfalto e il cemento che hanno ricoperto il nostro Paese. In Italia si è costruito dove non si doveva e si è costruito troppo e male, e si è tollerato un abusivismo edilizio che è la vera vergogna nazionale. Così si è creato il rischio di frane e alluvioni dove prima non esisteva".

Da Sarno a Casteldaccia. Venti anni di tragedie in Italia - Cosa hanno insegnato le tragedie legate al dissesto idrogeologico degli ultimi 20 anni in Italia? A quanto pare assolutamente nulla. Perché se ci ricordassimo quello che è stato detto all’indomani della tragedia del 5 maggio 1998 che a Sarno causò 160 vittime: “Non accadrà mai più”, dovremmo tutti quanto meno ribellarci, avere, come minimo, un sussulto di rabbia. E invece nulla. Purtroppo né i morti di Sarno né da quelli della Calabria nel 2000, dell’alluvione a Livorno nel 2017, quelli della Sardegna nel 2013, dell’alluvione in Liguria nel 2011 e di Giampilieri (Messina nel 2009), per citare solo alcuni esempi, quei morti non sono stati onorati e quella promessa delle istituzioni: “non accadrà mai più”, non è stato mantenuta. Vent’anni dopo in Italia si continua a morire di alluvioni e frane. L’ultima tragedia in Sicilia, con due morti nell'agrigento a Cammarata, uno a Vicari, e le nove persone travolte dal fiume nella villa abusiva di Casteldaccia. Nella foto qui sotto (Sarno nel 1998).

  L’abusivismo causa principale di quanto accaduto - E' abusiva la casa che la famiglia Giordano ha preso in affitto a poche centinaia di metri dall’alveo del fiume Milicia, vicino ai piloni dell'autostrada. Vicino qualche baracca di legno e lamiera e qualche prefabbricato. L’abitazione era edificata in una zona R4, cioè ad altissimo rischio idrogeologico. Nel 2008 il Comune di Casteldaccia aveva firmato un ordine di demolizione. Il sindaco Giovanni Di Giacinto afferma che non si è mai potuto eseguire perché i proprietari avevano fatto ricorso al Tar. In realtà l’ordinanza di demolizione poteva essere eseguita. Casteldaccia non è certamente l’unico caso in Sicilia. La stragrande maggioranza dei comuni infatti non demolisce. 

Per il presidente del Consiglio nazionale dei geologi Francesco Peduto, per prevenire tragedie come quelle vissute nell’ultima settimana «serve una nuova legge quadro, una sorta di "Piano Marshall" per il dissesto idrogeologico».

Paese a rischio frane - Secondo l’ultimo rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico, il 91% dei comuni italiani (7.275) è a rischio per frane e/o alluvioni, il 16,6% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità, 1,28 milioni di abitanti sono a rischio frane e oltre 6 milioni di abitanti a rischio alluvioni. Le regioni con i valori più elevati di popolazione a rischio frane e alluvioni sono Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Lombardia, Veneto e Liguria.

 I numeri dell’abusivismo in Sicilia - La Sicilia è terra di abusivismo e burocrazia, queste due componenti sono alla base di tragedie come quella di Casteldaccia. Ecco i numeri dell’abusivismo. Dal condono del 2003, quello del governo Berlusconi con la Lega, sono stati realizzati in Sicilia 40mila abusi edilizi per 7,5 milioni di metri cubi di cemento ulteriore. In gran parte abusi realizzati in zone a rischio idrogeologico, e cioè a rischio frane, straripamenti e sui letti dei fiumi.

La burocrazia che blocca i controlli e la garanzia per il territorio - Se l’abusivismo è la prassi, la Regione e il suo apparato burocratico non sono riusciti a spendere 600 milioni di euro arrivati dallo Stato per prevenire ed evitare smottamenti ed esondazioni. Musumeci, proprio per questo stato di cose ha rimosso i dirigenti del Genio civile di Palermo e Catania. C’erano sei milioni di euro da spendere subito per pulire i letti dei fiumi, ma i due uffici provinciali non hanno fatto nulla né presentato progetti urgenti. Musumeci nel mese di maggio chiese ai 390 Comuni di segnalare casi di immobili costruiti ai ridosso di fiumi e torrenti: hanno risposto soltanto in 35.

Il nuovo abusivismo - Il cemento selvaggio nell’Isola è cresciuto in anni recentissimi e oggi è più che mai presente. Tanti, troppi i condoni concessi, nel 1985, nel 1994 e nel 2003. messaggi devastanti in terre come la Sicilia. Dall’ultimo condono sono stati accertati come media 2.700 abusi edilizi l’anno. Con picchi, in alcuni anni come il 2011, di 4mila abusi per 800mila metri cubi. In totale, i metri cubi di cemento illegale nell’Isola sono stati, dal 2003 al 2017, almeno 7,5 milioni. Una colata enorme. Le province che hanno i dati peggiori sono Trapani, Catania, Palermo, Messina e Agrigento. Le più popolose, le più a rischio idrogeologico, guarda caso. E come dicevamo nemmeno la tragedia di Giampilieri nel 2009, che ha causato 37 morti, ha insegnato qualcosa in provincia di Messina. In questa provincia si registrano in media 500 abusi edilizi nuovi all’anno.

Fondi europei non spesi - La Sicilia ha un tesoro non utilizzato proprio per il rischio alluvioni. La prima tranche di fondi per sostenere l’Isola flagellata dal maltempo è arrivata all’indomani della strage di Giampilieri. Nel 2010 sono stati stanziati 215 milioni di euro. Nel 2016 sono arrivati altri 590 milioni. Di questi, sono in fase di gara o già appaltati circa 48 interventi per 127 milioni di euro. Un solo intervento è stato però concluso: l’appalto da 200mila euro per «lavori urgenti sul lungomare di Sant’Agata di Militello».

Il dossier di Legambiente sull'abusivismo -  Secondo i dati dell’associazione ambientalista in Sicilia ci sono più di seimila ordinanze di demolizione di immobili abusivi (6.637) che dovrebbero essere eseguite ma di fatto ne sono realizzate solo 1.089: poco più di una demolizione ogni sei ordinate da un giudice in un periodo di tempo che va dal 2004 al 2018. Il resto degli immobili resta pericolosamente in piedi come la villa di Casteldaccia.  In Italia risultano essere stati abbattuti solo 14.018 immobili rispetto ai 71.450 colpiti complessivamente da ordinanze di demolizione negli ultimi 15 anni: praticamente appena il 19,6% delle case dichiarate abusive. La Sicilia ha il 9,3% del totale nazionale delle ordinanze emesse e di queste ne ha eseguite il 16,4%, la Puglia ha abbattuto il 16,3% degli immobili colpiti da ordinanza (che sono il 3,2% del dato nazionale), la Calabria, sul 3,9% delle ordinanze nazionali ha solo il 6% delle esecuzioni. Ma se un immobile abusivo resta in piedi e non viene abbattuto cosa accade? La legge prevede che venga acquisito al patrimonio del Comune che può deciderlo di abbatterlo in danno all’ex proprietario (ovvero anticipando le spese che poi dovrà farsi risarcire) oppure, in via eccezionale, destinarlo ad usi di pubblica utilità. ci sono i dati sugli immobili in attesa di essere condonati. Secondo uno studio di Sogeea, società che si occupa di consulenze in campo immobiliare, nel 2016 risultano ancora inevase 5.392.716 pratiche di condono edilizio, circa un quinto del totale. Pratiche che riguardano non solo l’ultimo condono, quello del 2003, ma anche quello precedente del 1994 e quello del 1985. Solo nella provincia di Agrigento, ad esempio, secondo quanto riferito dal procuratore capo, Luigi Patronaggio, nel corso di un convegno organizzato da Legambiente a febbraio, pendono oltre 36 mila istanze di condono.

Le mosse del Governo Musumeci contro l’abusivismo - Un disegno di legge di due articoli che interviene sugli abusi edilizi e fornisce maggiori strumenti ai sindaci per arrivare alle demolizioni e che prevede anche la rimozione degli stessi amministratori in caso di mancato rispetto degli obblighi. Il governo regionale guidato da Nello Musumeci cerca così di correre ai ripari dopo i morti per maltempo dello scorso fine settimana in Sicilia. Si cerca di liberare la macchina dalla ruggine della burocrazia che però ancora blocca gli interventi sul dissesto idrogeologico. Delle 237 le opere inserite nel Patto per il Sud, sotto il coordinamento del commissario per il dissesto idrogeologico Maurizio Croce, solo uno è andato in porto. Per altri due i lavori sono in corso.

Cosa prevede il disegno di legge - Due soli articoli per fornire uno strumento «per governare, in maniera più flessibile rispetto ai rigidi schemi procedurali ordinari, situazioni di emergenza che provengono dalla costruzione di immobili in spregio alle leggi, da cui consegua un concreto rischio alla pubblica incolumità». Il testo consentirà ai sindaci dell’isola di potere disporre «dell’immediato sgombero e l'interdizione all'uso di tutti gli immobili realizzati abusivamente: nelle aree a pericolosità elevata e molto elevata, individuate dal Piano per l'assetto idrogeologico, nelle aree sottoposte a vincolo di inedificabilità assoluta che implichino rischi per la sicurezza e l'incolumità pubblica». Una norma che si applica a tutti gli immobili che sono stati realizzati abusivamente, «anche se risulti presentata istanza di sanatoria non esitata alla data di entrata in vigore della legge». Non solo, la «mancata adozione dell'ordinanza costituisce grave e persistente violazione di legge» e potrebbe portare anche alla rimozione del sindaco.