Addio liberalizzazioni, negozi chiusi una domenica su due. Multe per chi non rispetta
Eccolo il tanto atteso disegno di legge, che limita le aperture domenicali dei negozi: la maggioranza ha deciso che gli esercizi commerciali potranno restare aperti per la metà delle domeniche, ossia 26 su 52 totali ed è prevista la chiusura in occasione delle 12 festività nazionali, ma sono concesse deroghe per un massimo di 4 giorni di apertura da stabilire su base regionale.
L’idea è quella di scardinare quell’articolo «Salva Italia» varato dal governo Monti, che aveva introdotto su questo fronte la massima autonomia da parte degli esercizi.
Il nuovo testo reintroduce invece la chiusura domenicale obbligatoria e affida a Comuni e Regioni il compito di determinare il nuovo quadro delle regole, fissando un massimo di circa otto aperture straordinarie. Verrebbe lasciata la libertà completa solo per i cosiddetti «comuni turistici».
"Le liberalizzazioni introdotte dal Governo Monti nel Decreto “Salva Italia” non hanno prodotto gli effetti sperati. Occorre dunque una rivisitazione della normativa che da una parte non penalizzi il commercio, in particolare quello di prossimità e le botteghe storiche e, dall’altra, restituisca ai cittadini e alle famiglie una dimensione socio-economica più a misura d’uomo, riscoprendo il gusto e il valore della domenica e delle festività», ha dichiarato Giorgia Andreuzza, capogruppo della Lega in Commissione Attività Produttive della Camera.
Il divieto non si applicherebbe però ai negozi presenti nei centri storici: le attività commerciali hanno il permesso di restare aperti tutte le domeniche, tranne nei giorni festivi. Sempre aperte anche le rivendite di generi di monopolio, gli esercizi interni ai campeggi, ai villaggi e ai complessi turistici, gli esercizi di vendita al dettaglio nelle aree di servizio lungo le autostrade, nelle stazioni ferroviarie, marittime ed aeroportuali, i giornalai e librerie, gelaterie, gastronomie, le rosticcerie e le pasticcerie, gli esercizi specializzati nella vendita di bevande, fiori, piante e articoli da giardinaggio, mobili, dischi, nastri magnetici, musicassette, videocassette, opere d’arte, oggetti d’antiquariato, stampe, cartoline, articoli da ricordo e artigianato locale e le sale cinematografiche.
Si tengono così insieme le posizioni dei due partiti di maggioranza: il M5s che proponeva l’apertura del 25% degli esercizi commerciali e la Lega che pensava a un tetto di otto aperture. Quindi, su 52 domeniche, in 26 sarà possibile rimanere aperti su tutto il territorio nazionale, poi ogni regione modulerà in base alle proprie esigenze.
Chi non rispetta le nuove regole rischia una multa da 10mila a 60mila euro che raddoppiano in caso di recidiva.
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