01/02/2019 06:00:00

A che punto è la nascita del nuovo Comune di Misiliscemi

 Com’è finita con la nascita del nuovo Comune di Misiliscemi, indipendente da Trapani?


Otto mesi fa c’è stato il referendum che ha decretato il via libera all’indipendenza delle otto frazioni di Trapani che potranno formare un nuovo Comune. Ma fino ad oggi poco è stato fatto, anche perchè la nascita di un nuovo comune, per tutti gli adempimenti che ne conseguono, non è cosa facile. In questi giorni sono intervenuti i referenti dell’Associazione Misiliscemi, che ha promosso il referendum, e anche il sindaco di Trapani Giacomo Tranchida, che ha inviato una lettera con l’elenco delle cose in programma per le frazioni “scissioniste”.


La strada è lunga, bisogna dire, e lo si sapeva già prima del 27 maggio, quando i trapanesi hanno votato al referendum sulla nascita del nuovo comune di Misiliscemi che comprende le frazioni comprese tra Rilievo,Guarrato, Pietretagliate e Locogrande. Frazioni che contano circa 9 mila abitanti e che in questi anni si sono sentiti abbandonati da chi amministrava Trapani. In quel referendum i misilesi parteciparono in massa, facendo superare il quorum necessario affinchè il voto fosse valido. Pochi invece i votanti a Trapani città, a confermare che poco importava della questione delle frazioni a sud del capoluogo.
Dicevamo che l’iter per la formazione di un nuovo comune non è molto semplice. I passaggi burocratici spettano praticamente tutti al Comune di Trapani. La Regione Siciliana sulla base dei dati forniti dai promotori del referendum diede l’ok al referendum. Adesso a Palazzo d’Alì devono sbrogliare tutto. E per tutto si intende dare un valore alle cose, dare un valore al costituendo Comune. E’ soprattutto una questione economica, perchè bisogna dare un valore al patrimonio immobiliare del futuro Comune, edifici comunali, scuole, opere di urbanizzazione. E poi predisporre gli organi politici e amministrativi. E soprattutto gli atti ufficiali che servono alla scissione. La procedura è lenta, più del consentito. Infatti la legge regionale che disciplina queste situazioni prevedono sei mesi di tempo per predisporre tutto. Un termine abbondantemente superato. Per questo motivo i promotori del referendum sono arrabbiati e annunciano battaglia legale.

Per Salvatore Tallarita, presidente dell’Associazione Misiliscemi, si vuole boicottare tutto il lavoro fatto. In più sostegnono che prima ancora della nascita il Comune di Misiliscemi abbia subito un danno erariale. Tutto gira attorno al Piano Regolatore Generale. Durante il periodo di commissariamento del Comune di Trapani, con il commissario straordinario Francesco Messineo, era stata predisposta una rielaborazione del Prg. Una rielaborazione che coinvolge anche il territorio misilese. Una volta creato il nuovo COmune, però Misiliscemi dovrà dotarsi di un nuovo strumento urbanistico (e la stessa cosa toccherà a Trapani). Per questo motivo dal Comitato per Misiliscemi, che nei giorni scorsi hanno tenuto una conferenza stampa, si chiedono chi pagherà i professionisti che dovranno redigere il piano. Questo li ha portati a scrivere alla Regione e alla Corte dei Conti.


Nel frattempo sono arrabbiati con il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida.
Dicono che prende tempo e che prende in giro i misilesi, “stanchi di essere abbandonati”.
Tranchida nei giorni scorsi ha inviato una mail con una liste delle cose fatte e delle cose da fare per il territorio che riguarderà Misiliscemi.

Il sindaco scrive che “La prima attività è stata quella di verificare l’identificazione catastale della delimitazione del nuovo comune. Successivamente, si è proceduto con la verifica dei beni immobili presenti nel territorio del nuovo comune ed iscritti nell’inventario del Comune di Trapani con i relativi valori, pesi ed oneri finanziari (mutui)”. Al momento, scrive il sindaco, si sta facendo una ricognizione sui servizi erogati.
Tranchida promette che “Incessante continuerà ad essere la determinazione nel “restituire” il debito di attenzioni e azioni alle comunità periferiche, per troppo tempo abbandonate o addirittura dimenticate”. Poi fa l’elenco delle cose fatte e da fare. E soprattutto queste ultime sono tante. Perchè quelle frazioni negli anni hanno subito l’abbandono da parte del Comune di Trapani, soprattutto per infrastrutture, opere di urbanizzazione, ammodernamento di quelle esistenti, scuole, e servizi. Una situazione che non è andata giù a chi ha votato a favore dell’indipendenza. Ma il percorso non è facile, anzi pare abbastanza tortuoso.