Scrisse su facebook "Anziché case popolari, diamo i forni ai migranti", al via il processo
«Certe persone andrebbero eliminate dalla graduatoria dal tenore di vita che hanno. E poi vogliono la casa popolare. Un forno gli darei», è questo il post su Facebook che coinvolse in un procedimento penale Stefania Pucciarelli, Presidente della Commissione per i Diritti umani del Senato, all'epoca Consigliera della Lega Nord della Regione Liguria, convocata il 3 ottobre 2018 dal Tribunale di La Spezia per averci messo "mi piace" e di conseguenza indagata “per il reato di cui all’art. 3 c. 1 legge 654/1975” che riguarda chi propaganda “idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi e/o per chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi". Assolta perché disse di non essersi resa conto della gravità delle parole in quanto «non aveva letto in modo approfondito», prendendo le distanze da quello che lei stessa definì «un commento razzista».
L’autore del post incriminato Davide Tempone, di Sarzana, indagato per il reato di discriminazione, odio razziale ed apologia del genocidio, dovrà risponderne martedì, 12 febbraio 2019, alle ore 9.00, davanti al Tribunale di La Spezia in composizione monocratica ed innanzi al Giudice Scorza.
La denunciante Aleksandra Matikj (foto), Presidentessa del "Comitato per gli Immigrati e contro ogni forma di discriminazione" ricorda: «In Liguria esiste già una precedente segnalazione alle Autorità giudiziarie del pensiero: «Per gli immigrati servono i forni», rilasciato per iscritto nel 2012 sul Social Network Facebook dall'ex Consigliere leghista di Albenga Mauro Aicardi, per questo fatto condannato ad otto mesi di reclusione. Sull’episodio la Procura di Savona aveva aperto un’inchiesta e il 25 gennaio 2013, dopo patteggiamento, la Corte d’Appello si era così pronunciata. Spero che a La Spezia vada emessa una condanna esemplare, per fermare l'odio contro noi Migranti in Italia. Se non punito un pensiero del genere, potrebbe diffondersi come la normalità, diventando un grave pericolo. Vogliamo soltanto vivere serenamente ed essere rispettati, non chiediamo altro. Anche perché non è facile vivere circondati dall’odio e dalla cattiveria altrui: è spesso questo il motivo per cui veniamo isolati sui nostri posti di lavoro e nelle scuole e la Costituzione in Italia, dovrebbe garantire anche a noi una residenza civile e di accogliente benevolenza. Tanti di noi sono vittime di guerra, come me e la mia famiglia, non è colpa nostra.»
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