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31/07/2019 09:35:00

Castelvetrano, si conclude la III edizione del Festival della Luce

Giarabub. Qui si vince o si muore. Uno spettacolo di Giana Guaiana
con Giana Guaiana e Maria Teresa Coraci, regia di Enrico Stassi.

Atrio di Palazzo Pavone – Giovedì 1 AGOSTO, ore 19.00

“Qui si vince o si muore” è un noto motto fascista relativo alla famosa battaglia di Giarabub, oasi sperduta nel deserto libico, dove il 21 marzo 1941 il presidio di italiani e libici, comandato dal generale Salvatore Castagna, fu definitivamente sopraffatto dalle forze nemiche.

Castagna aveva respinto una prima proposta di arrendersi, decidendo di resistere nonostante la scarsezza di viveri e di munizioni. Circa duemila uomini furono uccisi o fatti prigionieri. Il mito di Giarabub fu celebrato nel 1942 dal regime con drammi, libri, canzoni, film, seguendo il cliché della battaglia perduta onorevolmente.

Lo spettacolo di Giana Guaiana e con Maria Teresa Coraci trae le mosse da un carteggio inedito di lettere spedite dal deserto libico alla valle del Belice e viceversa, ad opera del capitano Giovanni Perricone, morto a Giarabub, e di sua moglie Giacomina Giambalvo.
L'ambientazione di “Qui si vince o si muore” è Palazzo Pavone, palazzo in stile neoclassico costruito tra la fine del '700 e i primi dell''800, ornato con metope, triglifi e decorazioni a stucco. Un ingresso, con due ampi archi, immette in un cortile, chiuso da un doppio portico e sorretto da sei colonne centrali entro cui si aprono due rampe di scale che conducono al piano superiore. Il portico, il gioco delle linee delle scale e quello delle colonne conferiscono un effetto scenografico.

Il bel giardino, negli anni 50-60, era un cinema all'aperto, l'Arena Italia. Successivamente il palazzo è stato adibito ad albergo, fino a quando non l'ha acquisito il Comune di Castelvetrano.
“Qui si vince o si muore” è un recital in cui a letture si alternano canti che entrano nella trama del racconto epistolare, come se la parola recitata si ricamasse nell’ordito musicale e viceversa. I canti, in dialetto siciliano e in altre lingue del Mediterraneo, sono frutto di una ricerca etnomusicologica.