13/08/2019 06:00:00

I furbetti del reddito di cittadinanza. Chi sono e come frodano l'Inps e lo Stato

I furbetti del reddito di cittadinanza vanno aumentando un po’ in tutta la Sicilia, sono circa mille i casi già accertati. Aumentano anche Palermo i casi di truffa allo Stato per sussidi erogati a chi non ne ha titolo o svolge lavoro nero.

Tra le procure di Palermo e Termini Imerese ci sono duecento casi di frode scoperti da guardia di finanza, da carabinieri dell’ispettorato del lavoro e polizie municipali.

E a Palermo va già il titolo, purtroppo, di capitale siciliana dei sussidi erogati e dei truffatori del reddito di cittadinanza. Gli ultimi casi scoperti in un blitz della finanza sono stati trovati undici lavoratori irregolari su diciotto e tra gli irregolari uno percepiva anche reddito di cittadinanza.

Numeri in crescita per la richiesta -  I dati regionali raccontano la corsa dei siciliani al contributo economico: a fine luglio il numero dei sussidi ha superato quota 300mila, oltre 50mila in più rispetto a fine giugno. Di questi, quasi mille sono già stati bloccati in tutta l’Isola. Un dato che si riferisce al numero dei fascicoli aperti dall’autorità giudiziaria. I casi, invece, sui quali le forze di polizia sta indagando sono almeno quattromila.

Come frodano l’Inps - I sistemi per frodare l’Inps e otte-nere il reddito di cittadinanza sono principalmente tre: cambi di residenza sulla carta, false separazioni e licenziamenti fittizi. Quello più comune è il cambio di residenza: di solito sono i figli che escono di casa solo sulla carta per poter chiedere il sussidio, ma in realtà restano con i genitori.


Separazioni raddoppiate - Figli che lasciano casa- A Palermo, negli ultimi quattro mesi, il numero delle separazioni è raddoppiato rispetto al 2018. I finanzieri del comando provinciale hanno indagato e immortalato coppie ufficialmente separate baciarsi appassionatamente. Hanno registrato figli che invece di abitare nella nuova residenza continuavano a tornare a casa dei genitori.

Altro metodo per raggirare lo Stato è il licenziamento dal part time. Tutto avviene con l’aiuto del datore di lavoro che non paga più i contributi. Il lavoratore preferisce svolgere le stesse mansioni in nero, in modo da risultare disoccupato e poter richiedere il reddito di cittadinanza.

Un esempio tra quelli più clamorosi tra quelli scoperti negli ultimi tempi è quello del giovane che lavorava nell’autolavaggio gestito dalla famiglia e che per tre mesi ha percepito il reddito di cittadinanza.

Ed ancora il cameriere che lavora in nero in una struttura ricettiva a Mondello, pur percependo il reddito di cittadinanza.

Giovani, parenti del titolare o lavoratori del fine settimana, specie nel periodo estivo. Queste sono le caratteristiche di chi oggi di accetta il lavoro in nero pur di prendere il contributo. Quelli scorperti sono 200 lavoratori in nero in tutta la provincia di Palermo, mentre venti sono quelli irregolari: non hanno tutte le carte contributive a posto ma non sono completamente in nero.

Tra le attività maggiormente coinvolte, ristoranti e pub, poi ci sono negozi di frutta e verdura, panettieri, e minimarket.

Intanto ci sono delle novità per quel che riguarda il reddito, dovute all’attualità politica e ovviamente alla crisi di governo. L’attuazione del reddito di cittadinanza rischia di essere compromessa dalla crisi di governo. Entro il 30 giugno il ministero del Lavoro, di concerto con quello degli Esteri, avrebbe dovuto indicare i Paesi extracomunitari i cui cittadini sono esonerati dall’obbligo di presentare la certificazione sui requisiti reddituali e patrimoniali e la composizione del nucleo familiare. Tra le 103mila domande per cui l’Inps ha sospeso l’istruttoria (sono 905mila quelle accolte), molte arrivano da cittadini extracomunitari richiedenti il reddito di cittadinanza con la residenza in Italia da 10 anni che restano in una situazione di incertezza.

L’accoglimento o meno di queste domande avrà dei riflessi sulla spesa, considerando che il governo Conte ha stimato in 1,5 miliardi tra reddito di cittadinanza e “quota 100” i risparmi per il 2019, prevedendo un’adesione al di sotto delle attese, e ha congelato le risorse per evitare la procedura di infrazione europea.

C’è un’altra scadenza che rischia di slittare: entro settembre i comuni devono predisporre le procedure amministrative per istituire i progetti utili alla collettività in ambito culturale, sociale, ambientale che i beneficiari del reddito di cittadinanza devono svolgere per un periodo compreso tra le 8 e le 16 ore settimanali. Questi progetti devono essere «coerenti con le competenze professionali del beneficiario» e «le propensioni emerse nel corso del colloquio sostenuto nel centro per l’impiego».

Tuttavia ancora i beneficiari non sono stati contattati dai centri per l’impiego; se tutto va bene, nel corso del mese di settembre saranno convocati con un sms per fissare un appuntamento. Questo perché le 21 piattaforme informatiche regionali non sono ancora in grado di dialogare con il sistema dell’Anpal, e dunque i centri per l’impiego non hanno la disponibilità degli elenchi dei percettori del reddito da convocare. Eppure, secondo la legge, dovevano essere convocati entro un mese dall’ottenimento del sussidio che molti percepiscono da fine aprile.