16/08/2019 06:00:00

La discarica killer di Campobello di Mazara

 A Campobello di Mazara c’è una discarica chiusa ormai da qualche anno che minaccia di inquinare il sottosuolo.

La questione è molto delicata ed è stata posta all’opinione pubblica da una singolare marcia di 30 persone che un paio di giorni fa, sfidando il sole caldo di agosto, hanno camminato da Tre Fontane fino alla discarica di contrada Campana-Misiddi, passando per Torretta Granitola.

“CamminiAmo l’ambiente” è stato il titolo della manifestazione.

 

Noi abbiamo chiesto di avere degli incontri periodici in cui possono essere condivisi gli aggiornamenti sulla situazione – ha spiegato Melchiorre Romano, uno degli attivisti - Il nostro intento è che di queste questioni così importanti se ne parli sempre più spesso. E se non ci sono monitoraggi recenti, l’Avis si è mostrata intenzionata ad aiutarci economicamente per effettuare noi le analisi. L’ambiente è importante, parte tutto da lì. Ci costituiremo come comitato civico e confidiamo sulla disponibilità dell’amministrazione comunale nel calendarizzare degli incontri di aggiornamento. I cittadini hanno il diritto di sapere”.

 

Dal canto suo, il sindaco di Campobello, Giuseppe Castiglione, ha incontrato Melchiorre, assicurando che tutti i relativi dati presenti negli uffici sono a loro disposizione.

Personalmente – ha affermato il primo cittadino - ho fatto una denuncia sul probabile stato d’inquinamento già nel marzo dell’anno scorso, quando la discarica è stata riconsegnata dal curatore fallimentare al comune di Campobello, che ne detiene la titolarità. Per legge, il comune dovrebbe curarne il post-mortem per i prossimi 30 anni. Inoltre si tratta di un sito potenzialmente inquinante da altri 30 anni. Ma dopo il fallimento della Belice Ambiente, è difficile avere i fondi che occorrono. Ho cercato di avere delle risposte da parte della Regione siciliana, ma senza esito.

Certamente non stiamo con le mani in mano, perché proprio in questo periodo è in atto la bonifica di una vecchia discarica attigua, attraverso un finanziamento relativo al “Patto per il sud”.

 

Ad ogni modo, la “salute” della discarica non sarà certo delle migliori.

Soprattutto se si pensa ai dati che nel 2014 erano stati comunicati alla cittadinanza dagli attivisti di LibertArea, che li avevano avuti dalla commissione straordinaria che allora amministrava il comune di Campobello sciolto per mafia.

I livelli di molte sostanze inquinanti erano risultati altissimi, come per esempio il ferro, che dovrebbe avere un limite di 200 microgrammi al litro e che in un pozzo di ispezione aveva superato invece i 38.000 (trentottomila!) microgrammi.

Risultavano contaminate anche le acque di falda prelevate da ben 5 piezometri e dal pozzo spia.

E già nel 2012 si registrava la fuoriuscita di percolato dal corpo della discarica, che ha provocato la contaminazione della falda, relativa ad almeno due pozzi. Già allora la dottoressa Mammano della commissione straordinaria, scriveva che “la contaminazione della falda relativa ai pozzi in questione produce una quantità e una qualità di sostanze inquinanti che confermano i dubbi sulla gestione del sito, manifestati più volte da questa commissione”. Nella carte si leggeva chiaramente che “l’inquinamento delle acque di falda è sicuramente dovuto a contaminazione da percolato” e che “non vi è alcun dubbio sulla fonte di tale contaminazione”.

 

Oggi è davvero difficile che la situazione possa essere migliorata.

Certo, il comune è in rosso e la regione pure, ma che 30 cittadini campobellesi siano riusciti a riaccendere i riflettori sulla vicenda, con questa singolare marcia, non può che rappresentare una speranza. Sembrano pochi, ma sono destinati ad aumentare.

 

Egidio Morici