05/09/2019 06:00:00

Stagnone di Marsala, tutte le accuse e le proposte di Legambiente

La Riserva dello Stagnone di Marsala sta sempre peggio. La stagione estiva che sta per volgere al termine, è stata per la Laguna marsalese una delle più difficili, tra solarium non fruibili (cinque sono stati sistemati soltanto ai primi di agosto), per gli altri si attende ancora una iniziativa del Comune di Marsala, visto che il Libero Consorzio di Trapani non ha le risorse per la messa in sicurezza, e poi il kiters che non si potrebbe praticare, il regolamento lo vieta, ed ancora i rifiuti abbandonati, lo stato di degrado generale e il problema biomarino del ricambio delle acque.

Insomma, il luogo naturale tra i più belli di tutta la provincia di Trapani, che offre tramonti mozzafiato ai visitatori provenienti da ogni parte del mondo, ha bisogno di cure e di interventi urgenti, nonostante sia già una Riserva. Legambiente da tempo ritiene che non si tenga realmente in considerazione il fatto che lo Stagnone sia appunto una Riserva Naturale, istituita per salvaguardare la natura, la fauna, il territorio di quell’area che è anche un sito di importanza comunitaria e che è il luogo della Sicilia tra i più delicati. Ed è lo stesso Ente che dovrebbe gestire la Riserva, secondo il circolo di Legambiente, a non prendersene cura. Non ci sono controlli e nessuno controlla l’applicazione del regolamento della Riserva. 

Da diversi mesi Legambiente Sicilia e il Circolo di Marsala-Petrosino hanno preso una posizione netta che non riguarda solo le attività sportive che si svolgono allo Stagnone ma più in generale la tutela dell’intera Laguna.

Il Circolo Marsalese rompe gli indugi e con un documento (TP24 lo pubblica in esclusiva) che ha inviato al presidente della Regione e a tutti gli altri Enti e amministratori coinvolti, mette assieme tutti i punti di criticità che oggi vive lo Stagnone, facendo specifiche accuse e ponendo anche le possibili soluzioni. Tra queste, quella su cui punta il circolo, diretto da Letizia Pipitone, è quella di sollevare l’ex provincia regionale dall’incarico. A questo punto viene anche naturale pensare che Legambiente potrebbe candidarsi per la gestione anche al posto del Comune, come sta già accadendo da anni alla riserva delle Saline di Trapani e Paceco, gestita da anni dal WWF. 

Il documento di Legambiente, dopo un’introduzione generale e storica, parla delle cause che stanno determinando i gravi disagi, in una seconda fase individua precise responsabilità e in una terza fa le proposte. Qui di seguito il documento completo del circolo firmato da Letizia Pipitone:

Lo Stagnone è una riserva naturale non un parco giochi! E’ ora di dire basta al suo sfruttamento insensato e irrispettoso del suo prezioso e delicato ecosistema.

La Riserva Naturale dello Stagnone (istituita con Decreto n. 215 del 4/7/1984) rappresenta oggi una delle poche aree marine umide rimaste in Sicilia occidentale. Assieme alle saline di Nubia ed a capo Feto rappresenta un patrimonio unico di biodiversità. In esso infatti, convivono specie di piante ed animali rarissimi, in parecchi casi unici al mondo. Per secoli i marsalesi e la loro laguna hanno vissuto in perfetta armonia e simbiosi. Lo sfruttamento delle risorse della laguna, costituito principalmente dalla coltivazione del sale in acqua e della vite a terra, nonché della pesca limitata al fabbisogno degli abitanti della zona, ha consentito lo sviluppo sostenibile del territorio.

Grazie alla posizione geografica ed all’intervento dell’uomo, costituisce uno dei paesaggi più belli dell’intera Sicilia e, si consenta la nota campanilistica, da qui si possono ammirare i tramonti tra i più belli del mondo. Tuttavia, forse proprio a causa della bellezza mozzafiato del suo paesaggio, oggi la Riserva e l’intera area dello Stagnone sono fortemente in pericolo. Lo sfruttamento eccessivo e privo di alcuna regola, infatti, sta notevolmente influenzando le specie viventi che popolano la laguna. Ed invero, la posidonia oceanica che vive sui fondali, e che costituisce rifugio e luogo per eccellenza di riproduzione dei pesci del mediterraneo, sta lentamente ma inesorabilmente morendo. I mutamenti climatici influiscono certamente sul livello delle acque della laguna sempre più basse, ma anche il progressivo interramento della bocca Nord, provocato principalmente dai detriti provenienti dal fiume Birgi, provoca un rapido abbassamento del livello delle acque e della loro circolazione con conseguenze il rischio di desertificazione della laguna.

A ciò si aggiunge la crescente pressione antropica sull’intera area. In primo luogo la modifica del perimetro della riserva (D. 412/44 del 15/06/1996) che ha ristretto le aree A e B entro i confini della laguna, le isole e la battigia, per consentire l’edificazione massiccia nella C/da di Birgi Vecchi. In secondo luogo l’aumento dei flussi turistici non adeguatamente supportato dai necessari interventi sulla circolazione stradale. E’ desolante infatti assistere allo spettacolo che si consuma, ogni giorno, sulla stradina che costeggia tutta la riserva: centinaia di autovetture e persino enormi pullman carichi di turisti. Questo nuoce non solo alla qualità dell’aria che si respira ma ha causato anche la nascita di numerosi parcheggi abusivi a pochi metri dal mare. Parcheggi che hanno soppiantato i vigneti che caratterizzavano il paesaggio terrestre dello Stagnone.

La situazione si è aggravata ulteriormente e forse definitivamente, se non si interviene per tempo, con la pratica del Kitesurf, che ormai ha raggiunto proporzioni insostenibili per l’ecosistema della laguna. Le numerose “scuole di Kite” sorte lungo tutto il perimetro dello Stagnone, da Birgi / San Teodoro sino a Punta Palermo, e che operano ormai tutto l’anno, hanno scacciato dalla laguna l’avifauna che la popolava fino a pochissimi anni fa. Oggi i magnifici fenicotteri rosa, stanno progressivamente abbandonando le saline dove si nutrivano indisturbati. I Cavalieri d’Italia non nidificano più lungo le coste dello Stagnone, per non parlare dei rapaci e delle altre decine di specie di uccelli marini letteralmente scacciati via dalle enormi vele che ogni giorno (e nei fine settimana a centinaia) sfrecciano a folle velocità lungo tutta l’area dello Stagnone. A ciò si aggiunga che, per facilitare la discesa in acqua dell’attrezzatura sportiva, in alcuni tratti è stata estirpata la vegetazione costiera e posti tappeti sintetici anche sulla battigia marina. Occorre dunque intervenire prima che sia troppo tardi.

Riteniamo che l’urgenza massima sia quella di dare alla Riserva dello Stagnone un vero Ente gestore, che da quando in Sicilia sono state abolite le Province Regionali, di fatto non ha più. Il ruolo giocato dal consorzio delle province, in questi ultimi anni, infatti, da un lato per mancanza di risorse economiche, dall’altro per l’assenza di qualsiasi indirizzo politico, è stato pressoché inesistente.

Questa situazione, è alla base del rimpallo delle responsabilità tra gli altri enti territoriali che dovrebbero tutelare l’area, prima di tutto il Comune di Marsala. Ciò rende l’intera area e la Riserva una sorta di “terra di nessuno” dove tutto è possibile e dove tutti fanno quello che vogliono. Ad esempio, nonostante il traffico durante le domeniche estive sia paragonabile a quello delle grandi città nelle ore di punta, non viene approntato nessun servizio di regolamentazione da parte del Comune che ne ha competenza esclusiva. Non esiste da anni un comitato scientifico che si occupi di studiare e monitorare ciò che accade nella riserva.

Non esiste un sistema di cartellonista che indichi ai visitatori le aree di interesse, ma anche ciò che è vietato fare. I solarium posti lungo tutta l’area, a causa della mancata manutenzione sono stati dichiarati inagibili dalla Guardia Costiera. Occorre dunque che la Regione Sicilia prenda immediatamente atto di questa situazione, ed adotti provvedimenti urgenti, avocando a sé le competenze relative alla gestione della riserva.

LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE - Siamo contrari, e lo abbiamo detto, alla gestione comunale della Riserva. La prossimità degli eletti al Comune agli interessi degli abitanti del luogo renderebbe difficile curare gli interessi della riserva. La vicenda del piano paesaggistico, impugnato dal Comune di Marsala, sotto le enormi pressioni provenienti dagli abitanti della zona è emblematica dell’impossibilità che la delicata gestione degli interessi diversi che inevitabilmente si contrappongono, venga affidata ad un ente così direttamente influenzabile. Riteniamo pertanto indispensabile ed urgente: - la chiusura al traffico veicolare della strada che costeggia la laguna, prevedendo che le aree di sosta (già esistenti) lungo la provinciale, vengano attrezzate di navette elettriche gratuite che consentano l’accesso a tutti i visitatori (sul modello ad esempio realizzato nella vicina zona di San Vito Lo Capo); - il ripristino e la manutenzione della staccionata e dei solarium utilizzati dai visitatori e dai bagnanti; - la creazione di sentieri pedonali per visitare la riserva; - vietare la pratica del Kitesurf all’interno della riserva (come previsto dal regolamento peraltro) per ragioni di sostenibilità ambientale e di sicurezza di quanti praticano questo sport e di quanti fruiscono della riserva quali visitatori e bagnanti nella stagione estiva.

Non ci sono infatti, nella laguna, per le sue caratteristiche geomorfologiche, gli spazi sufficienti, previsti dal regolamento della Guardia costiera (m. 220 dalla riva), per praticare in sicurezza lo sport in questione, come dimostrato purtroppo dal recente incidente mortale accaduto poche settimane addietro: il quarto in meno di due anni.

Affidata dunque la gestione della riserva e ricostituito il comitato scientifico, occorre fare applicare il regolamento della riserva, consentendone un uso sostenibile. Noi non siamo per la chiusura della riserva ai cittadini. Anzi riteniamo che il suo modello di sviluppo sostenibile non possa prescindere dalla piena interazione tra i cittadini, i turisti ed il “loro” Stagnone. Occorre però che le attività dell’uomo nella laguna vengano svolte nel pieno rispetto del suo patrimonio naturalistico, per non ritrovarsi, in un futuro, nemmeno troppo lontano, con il classico pugno di mosche in mano. L’esperienza di ciò che è accaduto alle spiagge della zona sud della città, devastate dalla cementificazione selvaggia, deve servire da monito perché ciò non si ripeta in quello che è l’eredità che dovremo lasciare alle future generazioni.