19/09/2019 06:00:00

Porto canale di Mazara, quei fanghi che potrebbero essere cancerogeni

 Ieri abbiamo ripreso ad analizzare lo stato dell’arte in relazione al dragaggio dei fanghi del porto canale di Mazara del Vallo. Analisi dalla quale emergono sospetti e dubbi di vario genere che approfondiamo anche oggi.


LE ‘BENNATE’ E I PRELIEVI IN SUPERFICIE
– “E questi – ha continuato Calvo in relazione ai prelievi effettuati – sono i valori medi superficiali però con delle ‘bennate’ (cioè realizzate con l’utilizzo di una semplice benna n. d. a.) di 30 – 40 centimetri”. Ricordiamo nuovamente che la precedente, e ormai scaduta, caratterizzazione dei fanghi, era stata fatta dal Cnr nel 2014, su 325 campionamenti. “E, infatti – risponde Calvo – hanno speso qualche centinaio di migliaia di euro (l’IAMC-Cnr di Capo Granitola n. d. a.), in base all’importo con cui è stato affidato il lavoro … è stato concordato al momento dell’incarico”.


TUTTO A NORMA DI LEGGE: “INQUINAMENTO URBANO”
– Voi avete già i risultati delle analisi chimico-fisiche dei fanghi oppure no? “È tutto a norma di legge – afferma Sebastiano Calvo – secondo il decreto, credo il 173 del 2016, quindi c’è tutta l’analisi con le prove consegnate all’interno della relazione: quello che si evince è, soprattutto, un inquinamento di tipo urbano, con coliformi, una elevata quantità di materia organica…”. Scusi ma in passato erano stati rilevati anche i ‘Pcb’ che sono cancerogeni … “Non so – risponde Calvo – questi, sono previsti, c’è un elenco infinito di prodotti ma sono tutti assenti: dovrei avere di nuovo in mano la relazione”.


“SEDIMENTI TUTTI IN CLASSE “A”
– Secondo lei non c’è alcun tipo di preoccupazione per le risultanze passate dalle quali emergevano la presenza di fanghi di tipo “B1, C1, e C2” che – in base alla legge, in quanto inquinati – devono essere portati in discarica “Noi – continua Calvo –quelli che abbiamo rilevato oggi, quello che abbiamo trovato nei primi 30-40 centimetri, classifica in classe “A” tutti i sedimenti. Ciò anche a seguito dell’alluvione che c’è stata, e che ha causato delle variazioni anche nelle profondità, nel senso che vi sono delle aree che sono più profonde rispetto ai rilievi passati. L’alluvione ha provocato delle variazioni: in alcuni punti il fondale si è alzato, in altri si è abbassato,”.
Quanti metri cubi di fanghi potrebbe essere necessario movimentare dopo questo tipo di analisi? “Questo – risponde Calvo – è possibile saperlo nel momento in cui si confronta la cartografia attuale con quella passata, a questo punto in relazione alla profondità che si vuole raggiungere si calcoleranno i metri cubi”. I dati sono già pubblici e a chi sono stati consegnati? “A chi ci ha conferito l’incarico (il Commissario Maurizio Croce n.d.a.) – continua Calvo”.


L’INCARICO MISTERIOSO – E, sempre a proposito di incarico, emerge – tra le altre cose – che l’incarico urgente ‘non emerge’, appunto da alcun documento reperibile sul web. Abbiamo spulciato sul sito del ‘Commissario straordinario per il rischio idrogeologico per la Sicilia’ e abbiamo trovato solamente che lo ‘spin-off’ dell’Università di Palermo è registrata al n. 821 dell’elenco delle imprese qualificate che hanno presentato domanda per ottenere, appunto, dei lavori dal Commissario, stop e amen.
Domani continueremo ad aggiornarvi raccontandovi, tra le altre cose, anche l’esito della riunione che si terrà in mattinata a Palermo presso gli uffici del Commmissario, Maurizio Croce.

Alessandro Accardo Palumbo
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