27/09/2019 08:00:00

Sicilia, abortisce a 14 anni per paura e violenze ma fa arrestare il suo aguzzino

Minacce, sopraffazioni e botte. Le ha subite tutte una ragazzina di 14 anni, da parte del ragazzo con cui aveva instaurato una relazione, un giovane di 24 anni. Il tutto è avvenuto in un paesino dell'hinterland catanese. Un fatto che mette in evidenza una storia maturata in un contesto sociale sicuramente «ristretto», minata nella sua essenza dalla loro debolezza caratteriale.

Il giovane ha allacciato una relazione sentimentale con Luisa (nemo di fantasia per tutalarla), forse alla sua prima cotta, desiderosa di aprire il cuore al suo principe azzurro. Una relazione  - come racconta il gds - che procederebbe tra altri e bassi e che da lì a poco va a regalare a Luisa una gravidanza; tuttavia la ragazzina anziché confidarsi con la madre per l'improvvisa gravidanza, le avrebbe nascosto il suo stato e soprattutto le botte che Mauro (anche questo nome di fantasia) gratuitamente le avrebbe riservata. La ragazzina si sarebbe affidata ai dottori, interrompendo la gravidanza; una iniziativa non «condivisa» dal 24enne che l'avrebbe ancora malmenata, perché invece vorrebbe diventare padre.

Ma Luisa a questo punto avrebbe deciso di lasciarlo. Ma lui non si rassegna e lei, ancora una volta accecata dall'illusione dell'amore eterno, sarebbe ritornato sui propri passi, riallacciando la relazione e rimanendo nuovamente incinta. Ma nel frattempo non sarebbero diminuite le botte, nonostante la nuova gravidanza

La ragazza, che nel frattempo ha compiuto 15 anni, stavolta avrebbe deciso di non abortire, memore degli schiaffi e dei calci già ricevuti dal compagno, ma a differenza della prima volta si confida con la madre. Quest'ultima nota sul corpo della figlia lividi e graffi. La ragazza per giustificare tutti quei lividi avrebbe inventato tante scuse, parlando di ematomi derivanti da urti accidentali. La donna, sconvolta, prova a farla ragionare, ma c'è di mezzo quel compagno violento che continua ad ossessionare la ragazza con continue minacce telefoniche, appostamenti fuori casa ed arrivando anche a bruciare la porta della sua abitazione.

L'uomo spavaldamente al telefono le avrebbe preannunciato che avrebbe trovato una sorpresa (presumibilmente non piacevole) a casa costringendo così Luisa e la madre a rivolgersi ai carabinieri per chiedere aiuto.

Un sottufficiale dell'Arma acquisisce le testimonianze delle due donne; il maresciallo fornisce il proprio numero di telefono alla vittima da utilizzare in caso di bisogno, come da prassi consolidata in questi casi e come già concertato con il pool della Procura di Catania coordinato dal magistrato Marisa Scavo, specializzato sui reati concernenti la violenza di genere. Il compagno violento non rassegnandosi avrebbe continuato ad esercitare una pressione costante sulle due donne. Madre e figlia facendo rientro a casa sarebbero state intercettate da Mauro che le avrebbe inseguite con l'auto, quasi speronandole, suonando il clacson all'impazzata. Luisa, in gravidanza ormai avanzata, avrebbe temuto per la propria vita nel momento in cui l'auto su cui viaggiava si sarebbe fermata; Mauro approfittando avrebbe iniziato a inveire contro di lei. Nel contempo la ragazza avrebbe avvertito il sottufficiale dell'Arma durante l'inseguimento; giunto sul posto Mauro viene fermato, arrestato e condotto nel carcere di piazza Lanza, dove permane così come deciso dal Gip in sede di convalida.