07/11/2019 06:00:00

Antonello Nicosia, la mafia e il "sogno americano"

 Stavano tornando in America. Alla conquista del Nuovo Continente, con l’intenzione di fare affari illegali, e di esportare le regole mafiose. Ma la Dda di Palermo ha interrotto tutto un giorno prima. Stava partendo per gli “States” Antonello Nicosia, collaboratore parlamentare della deputata di Italia Viva Giusy Occhionero, quando è stato arrestato con l’accusa di associazione mafiosa qualche giorno fa.


Stava partendo con Accursio Dimino, boss di Sciacca, uomo d’onore che vanta parentele e amicizia di primo rango nella consorteria mafiosa.
Volevano andare in America a fare soldi, insieme, Nicosia e Dimino. Sono amici da tempo, i due, e condividevano affari e interessi mafiosi, conoscevano bene le dinamiche di cosa nostra, e volevano esportarle oltreoceano. Volevano andare lì e diventare qualcuno, fare soldi. Tutto subito, senza gavetta. “Quale gavetta. Io vent’anni di carcere mi sono fatto”, dice Dimino in auto al suo amico Nicosia che annuisce e sostiene il progetto.

Accursio Dimino non è un novellino, in effetti. Lo chiamano Cussu Matiseddu. E’ tornato in libertà nel 2016, dopo una lunga detenzione per mafia. Autista e figlioccio del capomafia agrigentino Salvatore Di Gangi, ha seguito il boss quando erano fitti i contatti e le comunicazioni con personaggi del calibro di Totò Riina, Giovanni Brusca e Matteo Messina Denaro. Dimino, insegnante di educazione fisica, impegnato nel commercio del pesce fino agli anni novanta, sa molte cose, sa le regole di Cosa nostra, è temuto. E nei colloqui con il suo amico di vecchia data Nicosia si lascia andare spesso in esternazioni irruente su questo o quell’altro imprenditore, su come mettere a tacere certe bocche antipatiche.


Dimino, una volta scarcerato, è come un cavallo a cui sono state tolte le briglie. Manifesta subito una gran “voglia di fare”, come dice Sergio Gucciardi, personaggio di Sciacca trasferitosi da diversi anni negli Stati Uniti. E proprio sugli Stati Uniti Dimino e Nicosia condividono progetti e l’intenzione di piantare tenda in maniera molto redditizia.


Nicosia è arrivato a diventare docente e collaboratore parlamentare, ha tenuto dei corsi negli Stati Uniti anche sulla storia della mafia. Sembra però che nessuno abbia mai attenzionato il suo curriculum criminale. Nicosia, arrestato nel blitz dei giorni scorsi, è stato già in carcere, negli anni novanta, condannato a dieci anni per traffico di droga.


Sa molte cose, e ha parentele pesanti nel mondo criminale, anche Nicosia. Infatti, è cugino di secondo grado di Josef Focoso (condannato in via definitiva quale componente della famiglia mafiosa di Siculiana nonché per la commissione di diversi omicidi, attualmente detenuto al regime di cui all’art. 41 bis o.p.) e di Gerlandino Messina, succeduto nel 2010 a Giuseppe Falsone nella guida dell’intera provincia mafiosa di Agrigento e anch’egli attualmente ristretto al carcere duro.

Dimino e Nicosia progettano, quindi, degli affari negli Stati Uniti, Entrano in contatto con un po’ di persone originarie di Sciacca e Castellammare del Golfo, che da anni vivono oltreoceano. Tra questi ci sarebbe Michele Domingo, di Castellammare, fratello di Francesco, detto “Tempesta”, condannato come capo della locale famiglia mafiosa, tornato libero nel 2015. Altri contatti sarebbero stati stabiliti tra Dimino e altri due castellammaresi: Antonino Mistretta e Stefano Turriciano.
Ma tra tutti, il ponte tra i due mondi, per l’accoppiata Dimino-Nicosia sarebbe Sergio Gucciardi, imprenditore di Sciacca che vive a New York, non indagato. Nella Grande Mela Gucciardi gestirebbe dei bar in cui, secondo quanto emerso dalle conversazioni intercettate tra Nicosia e Dimino, si eserciterebbe il gioco d’azzardo e la gestione illegale delle slot machine.


Tra Nicosia e Dimino ci sono numerose conversazioni sull’argomento, sulla possibilità di avviare business in America. Ma pare che qualcuno gli abbia detto di fare piano, con calma, di non avere fretta, e cominciare dal basso. Ai due la cosa non piace. “Noialtri veniamo qui a fare gavetta? Gli ho detto. Noi vogliamo lavorare, vogliamo fare una cosa insieme, ma senza gavetta”. A parlare è proprio Nicosia che racconta a Dimino cosa si sarebbe detto a telefono con Gucciardi. E ancora: “Gli ho detto non funziona così, che viene qua per mille dollari alla settimana? E che abbiamo bisogno di queste cose? Se non abbuscamu diecimila dollari alla settimana niente abbiamo fatto, gli ho detto, noi di un'attività abbiamo bisogno. Io mi metto di lato, ma almeno Cussu la merita”. “Minchia io ho vent'anni di galera” risponde Dimino.


I due discutevano ancora della possibilità di gestire attività economiche negli Stati Uniti, e
videntemente per conto dei sodali americani ma in completa autonomia forti dell’appartenenza mafiosa di Dimino, il quale, certamente, possedeva i requisiti richiesti dagli americani per l’inserimento nei loro affari ovverosia il “battesimo”, con ciò intendendo ovviamente la rituale affiliazione a Cosa nostra. Nicosia è chiaro: “No tu non devi parlare, aspetta che sia chiaro. Non devi parlare di ingaggio, noi ce la dobbiamo intestare l'attività!” … “Che minchia andiamo là per fare gli operai?”. “io ce l’ho uno marchiato … scusami non è battezzato? ci vuole uno marchiato”.


Dimino era disponibile anche a fare il killer per le famiglie mafiose americane, basta che gli davano abbastanza soldi. E di soldi non ne volevano pochi, non bastavano mille dollari, ma se andavano negli Stati Uniti era almeno per 10 mila dollari a settimana.
I due si dichiaravano inoltre in grado di esportare in America le regole di cosa nostra, che i calabresi avevano preso troppo piede anche oltre oceano. “Bisogna sapere se le hanno le regole, se non le hanno gliele insegnamo”, dice Nicosia.


I due incontrano poi Gucciardi più volte in Sicilia. Vanno negli Stati Uniti una prima volta, nel maggio 2018. Vogliono ritornare in America, hanno il biglietto fatto. Ma vengono arrestati il giorno prima. Fine del sogno americano.