24/11/2019 06:00:00

Di Maio a Castelvetrano: "Quello che posso, faccio"

 Non è proprio così usuale che nella Sicilia colpita dal maltempo vada il ministro degli Esteri. Qualche “gattino” della vecchia Lega Nord avrà pure pensato che invece sia normale, visto che l’isola non fa parte dell’Italia.

 

Ma, come abbiamo già scritto, la spinta principale di questa visita di Luigi Di Maio in Sicilia   è la campagna elettorale. Gli attivisti 5 Stelle, sulla piattaforma Rousseau, hanno deciso per la partecipazione del movimento alle prossime regionali in Emilia Romagna e Calabria.

Lui non era d’accordo, ma ha dovuto seguire il volere dei suoi elettori.

“E’ la piattaforma, bellezza! – verrebbe da dire, parafrasando Humphrey Bogart – E tu non puoi farci niente!”.

Per ridurre al minimo i danni, Di Maio si è inventato questo tour “maltempo”, cominciando venerdì scorso proprio da Castelvetrano.

 

Accolto dal sindaco pentastellato Enzo Alfano, fa tappa in via del Re, dove lo scorso 24 ottobre un nubifragio aveva provocato un grosso smottamento nella strada.

“Voragine” alle spalle e telecamere davanti, spiega:

Qualcuno mi ha criticato: sei ministro degli Esteri e vai in Sicilia? Sì, sono qui perché negli stessi giorni in cui si aiutava Venezia bisognava aiutare anche la Sicilia”.

Non fa una piega. Difficile trovare un siciliano che possa dargli torto.

Poi accenna ai finanziamenti:

Finalmente abbiamo messo i primi 10 milioni di euro, ma ce ne saranno altri da mettere e quindi finalmente i comuni potranno accedere a questi fondi per mettere a posto i danni causati dal maltempo”.

 

Certo, a Castelvetrano non ci sono alluvionati disperati, colpiti da danni irreparabili. E alla fine, il proprietario di un noto mulino (proprio all’angolo della zona franata), gli regala la farina per il pane nero e le busiate con la tumminia.

 

Ma l’argomento principale non è certo quello del maltempo.

E a chi gli chiede della decisione di partecipare alle regionali, il capo dei 5 Stelle risponde così:

Io pensavo come tanti altri, ho visto stamattina Paola Taverna, Roberto Fico… Tutti abbiamo dichiarato che secondo noi serviva un attimo di pausa per riuscire a riorganizzare il movimento entro marzo, però gli iscritti hanno deciso così. E il messaggio è: no tatticismi, no manovre di palazzo. Siamo il M5S, ci presentiamo alle elezioni regionali ed andiamo da soli”.

 

Una scelta che sembrerebbe aver “subìto” perfino Beppe Grillo che, in un video con lo stesso Di Maio, dice:

Avete scelto questa votazione in Emilia Romagna. Ci andiamo per beneficienza … Quando parlo di progetti insieme con la sinistra, parlo di progetti alti, bellissimi, sui trasporti, su come costruire le cose…

E quando il ministro dice che “Ci vuole anche un bel coraggio a partecipare, sapendo di perdere”, Grillo gli risponde che lui il coraggio ce l’ha.

E precisa che il capo politico è Di Maio, “quindi non rompete i coglioni, perché se no ci rimettiamo tutti. Non siamo più quelli che eravamo dieci anni fa, mettetevelo in testa. Ed è meraviglioso”.

 

Una meraviglia che la base però sembra far fatica ad accettare, lanciata incautamente verso una sorta di guerra solitaria, anticamera del suicidio politico.

 

In via del Re però Di Maio a Castelvetrano parla anche dell’Ilva, sottolineando che la storia dello scudo era una balla.

E dopo un accenno al MES, il Meccanismo europeo di stabilità (Fondo salva-Stati), “inaccettabile se stritola l’Italia”, tutti a Marinella di Selinunte per l’incontro con i pescatori al porticciolo intasato dalla posidonia.

 

A Marinella, il molo di ponente si riempie di gente. Pescatori, attivisti, consiglieri, assessori, curiosi, giornalisti. Tutti dietro al ministro.

Qualcuno gli parla degli interventi scriteriati che sono stati effettuati nel corso degli anni, come quello del foro nel molo per permettere alla posidonia di defluire all’esterno ed altre amenità fallimentari, di cui abbiamo già ampiamente raccontato su Tp24 in passato.

 

C’è anche il comandante della Capitaneria di Porto Vincenzo Cascio, che spiega al ministro che “Il progetto c’è, ma bisogna vedere i tempi per la realizzazione. Nel frattempo i pescatori si trovano in questa difficile situazione”.

 

La cosa curiosa è che su quel molo non ci sarebbe dovuto essere nessuno, dal momento che dallo scorso 15 novembre era stata interdetta la circolazione sia veicolare che pedonale in corrispondenza delle aree pericolose.

A firmare la relativa ordinanza era stato proprio il comandante Cascio della Capitaneria.

E neanche a farlo apposta, il dialogo con i pescatori si è svolto proprio in uno dei due punti indicati come più pericolosi nell’allegata fotografia aerea

 

Prima di Di Maio, i sopralluoghi li aveva fatti anche il personale militare marittimo, che aveva constatato che il molo di ponente era “interessato da fenomeni progressivi di erosione e cedimento

strutturale dovuti agli intensi fenomeni meteo-marini verificatisi recentemente. In particolare - si legge nell’ordinanza - il molo di ponente ha registrato il cedimento della ringhiera di protezione in corrispondenza del tunnel di deflusso delle acque, nonché il cedimento parziale della scogliera del molo di ponente nei pressi del fanale rosso di segnalamento di ingresso, con conseguente dissesto del manto carrabile in cemento armato”.

 

Insomma, su quel molo erano tutti abusivi. Compreso chi aveva emesso l’ordinanza di divieto. Però non c’era nessun cartello, non potevano sapere (tranne qualcuno).

Ma niente paura, nessuno era in condizioni di reale pericolo.

Sono di quelle ordinanze un po’ così, che servono a “sensibilizzare” i piani alti della Regione Siciliana, in modo che si sbrighi a realizzare un progetto di cui si parla da circa due anni.

Perché non è affatto vero che il porto è ridotto così a causa dell’ultima ondata di maltempo.

Il problema è l’abbandono. Quello dura da troppi anni.

Le ringhiere, erano già arrugginite ai tempi dell’amministrazione Errante. Ed erano cadute quasi tutte nei primi mesi del 2017, senza che la capitaneria emettesse alcuna ordinanza per la sicurezza delle persone.

Furono tirate su un po’ prima delle feste pasquali, legandole con del fil di ferro.

Anche il dissesto del manto carrabile in cemento armato non ha nulla a che fare con gli “intensi fenomeni meteo-marini verificatisi recentemente”.

Quel dissesto invece risale al dicembre del 2017.

 

E allora il prima e il dopo si confondono, ma senza malizia. Lo scopo è sempre quello di smuovere le acque. Azzardata metafora.

Basterà a Di Maio mezzora di sopralluogo per risolvere il problema?

Io quello che posso, faccio”, promette, assicurando un suo sollecito alla Regione Siciliana

 

 

Del progetto da 1 milione e 200 mila euro Di Maio chiede se “si tratta del ‘martello”, riferendosi all’allungamento del molo di ponente che, chiudendosi appunto a martello, proteggerebbe il porto dalle mareggiate.

Ma gli rispondono: “E’ la riqualificazione del porto”.

Insomma, sembra che il progetto concreto non lo conosca nessuno. Anche se non si può fare a meno di chiedersi se i soldi  basteranno per allungare il molo di ponente di altri 100 metri e rifare l’intera banchina nord, crollata per motivi che invece non hanno nulla a che fare col maltempo.  

 

Ad ogni modo ci vorrà del tempo. Ecco perché il ministro accenna anche ad una soluzione a breve termine: “C’è bisogno di un intervento straordinario, che vi vengano a ripulire… sperando che sia l’ultima volta”.

Come no, l’ultima volta prima della prossima mareggiata, che in inverno potrebbe avvenire il giorno dopo il completamento dei lavori. Punto e a capo.

 

Una cosa è certa, il porticciolo di Selinunte sembra da tempo fuori controllo. Proprio come oggi la piattaforma Rousseau.

 

Egidio Morici