Coronavirus, le bufale e l'inutile allarmismo su whatsapp e i social
Psicosi coronavirus: oltre che sui social, l’allarmismo dei male informati corre anche sulle chat, ricettacolo di catene di Sant’Antonio e messaggi inoltrati senza la minima verifica. Su WhatsApp - come riporta corriere.it - per esempio, ha iniziato a circolare un annuncio privo di qualsiasi base scientifica: «Sarebbe consigliabile non andare nei negozi cinesi per un breve-medio periodo, finché questo virus non sarà sconfitto». Il motivo? «Molte persone e commercianti cinesi che lavorano in Italia hanno contatti continui con la catena di distribuzione nei loro ingrossi, dove tanti imprenditori vengono o sono passati per Wuhan per ovvi motivi di business nell’ultimo periodo».
Messaggi inutili e dannosi - Inutile sottolineare come si tratti di un approccio del tutto spropositato rispetto all’attuale entità della minaccia. Premesso infatti che il morbo si trasmette soltanto tramite contatto tra persone, non con oggetti, ci sono almeno tre fattori da considerare. Primo: in Italia non si è ancora verificato alcun contagio. Secondo: Wuhan è stata isolata e in tutti i nostri aeroporti sono state adottate misure di controllo e prevenzione, specie per chi arriva dalla Cina. Terzo: l’equazione “cinesi uguale contagiati” resta, anche dal punto di vista statistico, a dir poco insensata. Se infatti è vero che il Paese del Dragone conta una popolazione di oltre 1,4 miliardi di persone, ciò significa che l’incidenza della malattia – 5.970 casi fin qui registrati – risulta solamente dello 0,00042% (0,054% nella sola Wuhan). Appare dunque evidente come il messaggio, che si conclude con il classico «fate girare se siete d’accordo», non sia stato affatto diffuso «a scopo protettivo della salute nazionale», ma solo per innescare una catena di paura e disinformazione. Il tutto a configurare un reato perseguibile ai sensi dell’articolo 656 del codice penale (Pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l'ordine pubblico).
La bufala all'ospedale di Lecce - Stesso dicasi per due messaggi vocali che stanno riferendo di un cittadino cinese ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Lecce. Anche in questo caso, come confermato dal primario del Pronto Soccorso Silvano Fracella, nulla di più falso. La bufala, in realtà, si riferisce a un professore di musica che, di rientro dalla Cina, si è sottoposto a un controllo precauzionale ed è già stato mandato a casa. Nessun pericolo, insomma: a dispetto delle fake news, il "Vito Fazzi" è assolutamente sicuro e frequentabile da chiunque ne avesse bisogno. «È ora che si interrompano queste catene di Sant’Antonio – ha detto Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei diritti” – che creano solo panico senza alcun fondamento di verità anche perché a tutt’oggi le autorità sanitarie nazionali non hanno rilevato alcun caso neanche sospetto». Il consigli da seguire restano quindi gli stessi: non farsi travolgere dagli allarmismi e consultare sempre fonti affidabili. Tra queste il portale “Nuovo coronavirus” del Ministero della Salute, che ha anche messo a disposizione un numero di pubblica utilità, il 1500.
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