18/02/2020 06:00:00

L'antiracket di Marsala non perde il vizio. Cambia tutto... per non cambiare niente

L’associazione Antiracket di Marsala, quella famosa per le costituzioni di parte civile molto “allegre” non perde il vizio. 

La “Verità Vive” è nota ormai dappertutto per la sua attività principale, quella di costituirsi parte civile nei processi di mafia, nonostante non faccia attività sul territorio.

Il presidente Francesco Genovese diceva che le cose sarebbero cambiate. Ma se così è, il cambiamento sta avvenendo in maniera quasi impercettibile.

L’associazione continua a costituirsi parte civile nei processi di mafia e dintorni sparsi per l’Italia, nonostante non ci sia una chiara attività sui territori. L’ultimo caso è la costituzione di parte civile nel processo Scrigno.


Dicono di avere ancora attiva la sede presso il Comando dei vigili urbani di Marsala. Ma le riunioni si tengono nello studio dell’avvocato Peppe Gandolfo, il campione del foro nella costituzione di parte civile.
Come quella in cui è stata decisa la costituzione di parte civile al processo Scrigno, nella cui richiesta figurano ancora le “istituende” sedi da aprire in diverse parti d’Italia.

E nonostante l’imbarazzo per le inchieste, per il servizio de Le Iene, l’associazione e il presidente continua ad affidarsi all’avvocato Gandolfo.

 

 

Genovese dice di voler piano piano cambiare marcia. Ma sembra voler tenere un profilo basso fino a Maggio. “Da qui a maggio saremo presenti e parleremo di Costituzione”.
Non quella in tribunale per le parti civili. Un profilo basso perchè nel frattempo ci sono le elezioni amministrative, e il deus ex machina Gandolfo è uno dei militanti del Movimento 5 Stelle.


A proposito, non si sa che fine abbiano fatto i risarcimenti ottenuti nei processi a cui hanno partecipato. Non lo sa, a quanto pare, neanche il presidente, anche se ha detto che “tutto passa da me. Vi dico che ci sono 60 euro in banca".

L’associazione cambia volto a metà, insomma. Si lascia scivolare le pesanti critiche e gli imbarazzi per i tanti casi di cui è stata protagonista. Da quella volta in cui il figlio di Borsellino li ha diffidati dall’usare il nome del padre per l’associazione. Poi cambia nome e la storia continua, con la Prefettura che l’ha cancellata dall’albo. E ancora la deputata Piera Aiello che litiga con Gandolfo e non sta più al gioco di fare da presidente dell’associazione. Poi arrivano Le Iene e il caso diventa ancora più clamoroso. Sullo sfondo le inchieste di Tp24 che hanno fatto venire a galla il caso clamoroso dell'associazione. A proposito, ci ha detto il presidente che ha querelato la nostra testata, "ma in amicizia...".

Bocche cucite invece sul commerciante che sarebbe stato assistito dall’associazione. Non bisogna toccare quella vicenda, dicono, e non rispondono sul caso. Sarebbe l’unica vittima di usura che ha trovato assistenza dall’associazione.

Genovese non risponde neanche sulla vertenza nei confronti di David Costa, l’ex politico marsalese, che anni fa fu condannato per voto di scambio politico-mafioso. E’ una situazione che viene fuori nel verbale di una delle ultime riunioni dell’associazione, tenuta proprio nello studio di Gandolfo. La riunione serviva a decidere la richiesta di costituzione di parte civile nel processo scrigno. E infatti il verbale della riunione è allegato proprio nella richiesta presentata al Tribunale.

Nella documentazione per la costituzione di parte civile al processo Scrigno l’associazione presenta una serie di documenti e dichiarazioni.

Nulla di concreto, ma dichiara di aver proceduto nei confronti di Costa. Per quale motivo? Non è dato saperlo. Ma si legge che “su proposta del presidente i componenti del consiglio direttivo decidono all’unanimità di autorizzare lo stesso presidente a conferire mandato all’avv. Giuseppe Gandolfo al fine di rinnovare la notifica dell’atto di precetto per procedere al recupero del credito vantato nei confronti di Costa Davide Salvatore”.

Insomma, la Verità Vive, è viva e cammina insieme a noi. Tutto è cambiato per nulla cambiare, sembrerebbe.