21/02/2020 06:00:00

La rivoluzione gentile dei Pupi Antimafia

 di Marco Marino

«Ai pupi ho tolto le armature. Li ho vestiti come noi per fargli raccontare le storie di chi ha combattuto per il bene di questo paese». Così il puparo Angelo Sicilia comincia a parlarmi dell’anima del suo teatro. In giro per tutt’Europa con la sua rivoluzione gentile dei Pupi Antimafia, lunedì 24 sarà ospite del Centro Sociale di Sappusi (Marsala; alle ore 18) per il terzo appuntamento di 100 passi - verso la XXV giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

Quando gli chiedo com’è nata in lui la passione per l’antico mondo delle marionette, mi risponde subito dicendomi che nella sua vita è stata una scelta decisiva - la scelta di proseguire un genere in estinzione, di ridargli linfa -, fin da quando era bambino. «Solitamente, il Teatro dei Pupi è una tradizione che si trasmette di padre in figlio. Ma io non provengo da una famiglia di pupari. Eppure questo non ha ostacolato il mio desiderio di impadronirmi delle tecniche di quest’arte. Da ragazzo ho seguito le ultime compagnie rimaste, ho fatto la gavetta. E infine ho deciso di dare vita alla mia compagnia».

C’è un momento, un giorno preciso, che segna irrimediabilmente la vita di Angelo. La sera del 7 ottobre 1986, nel quartiere San Lorenzo di Palermo, un bambino di appena undici anni, di nome Claudio Domino, viene ucciso dalla mafia.

Era un suo compagno di giochi, in quell’infanzia vissuta nella «Palermo come Beirut» tra stragi morti e guerre di mafia. Che la ebbe vinta sulla povera vita di un innocente. «Questo episodio ci fece comprendere da che parte era necessario stare, ci diede modo di scoprire cos’era la mafia».

Se da un lato matura questa forte scelta di campo, adesso ha bisogno di uno strumento attraverso cui esprimersi e finalmente poter gridare il dolore e l’orrore di quegli anni. È allora che sceglie il Teatro dei Pupi. Un teatro che aveva esaurito la sua spinta propulsiva con le rappresentazioni del ciclo carolingio, così come lo si recitava un tempo; ciononostante continuava a possedere una grande forza comunicativa. E dopo anni e anni di apprendistato, dà vita al suo teatro, spoglia i pupi delle loro armature e li veste con abiti nuovi, perché possano cominciare a raccontare una storia civile in un’Italia sempre più dimentica del suo passato.

«Il primo spettacolo, nel 2002, era sulla storia di Peppino Impastato, si intitolava Peppino di Cinisi contro la mafia. Nasce come una promessa fatta a Felicia: le avevo promesso che avrei fatto una rappresentazione sulla storia di suo figlio. È così che nasce il primo episodio dei Pupi Antimafia. Successivamente, sono nate tutte le altre, la storia di Falcone, di Pio La Torre, del giudice Livatino, la storia dei tanti poliziotti e carabinieri uccisi, e soprattutto la storia di padre Pino Puglisi. Che è stato uno dei miei punti di riferimento. Da ragazzo ho avuto l’onore di averlo conosciuto come mio educatore. A Marsala porterò in scena la sua storia. Un prete di borgata che riesce a togliere i ragazzi alla mafia, privandola non solo della manovalanza ma anche della possibilità di sopravvivere in futuro».

Il teatro di Angelo Sicilia dimostra l’importanza, e la necessità, di vivere le nostre vite scortati dall’esempio e dalle parole dei nostri eroi. Perché, come canta Pippo Pollina, «di eroi abbiam bisogno/ per capire il mattino».