Operazione "Ermes 3" e il tentativo di influenzare i lavori dell'ospedale di Mazara
Minacce, attentati ed estorsioni per bloccare i lavori di alcune ditte che stavano eseguendo o dovevano eseguire i lavori all’ospedale "Abele Ajello di Mazara". E questo ciò che emerge dall’operazione antimafia “Ermes 3” coordinata dalla Dda di Palermo ed eseguita dagli uomini della Squadra Mobile di Trapani che ha portato in carcere Marco Manzo e Giuseppe Calcagno e che vede indagate 14 persone tra le quali il latitante numero uno di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro, ricercato dal giugno del 1993.
L’inchiesta «Ermes 3» conferma, ancora una volta, come in provincia di Trapani ci sia ancora una struttura verticistica che ruota attorno alla figura del boss di Castelvetrano che si riflette in tutta la provincia di Trapani.
Vediamo come si cerca di condizionare i lavori dell’ospedale di Mazara. Due degli indagati Marco Manzo, finito in manette e Giovanni Beltrallo minacciano Santo Giammetta, socio della «Giammetta srl» nel tentativo di accaparrarsi l’appalto per il trasporto delle materie prime per conto della «Chiraema srl», ditta che a Mazara produce malte, colori e stucchi.
L'intimidazione avviene il 18 marzo 2014 davanti alla discarica «Territorio Pulito», di Giammetta. La ditta aveva un contratto con la «Cmc» di Ravenna che si era aggiudicata i lavori ospedale Abele Ajello di Mazara. Prima di questo affidamento però ad aggiudicarsi i lavori era stata la ditta «Mestra» dei fratelli Loretta, Carlo Antonio e Giuseppe rimasti nell’operazione antimafia «Eden».
I Loretta, con una certificazione antimafia emanata della Prefettura Trapani, subirono la rescissione del contratto dalla «Cmc» e inizia così un contenzioso tra le due ditta, Mestra e «Cmc», con la prima che lascia i mezzi di lavoro all’interno del cantiere dell’ospedale, causando ritardi nel completamento dei lavori.
Secondo gli inquirenti l’intimidazione a Giammetta è opera dei Loretta per bloccare la ditta «Territorio Pulito» a intraprende i lavori. E sempre con lo stesso obiettivo, qualche tempo prima, c’era stato un attentato alla ditta «Bruccoleri Costruzioni» che ha sede a Como, quando era stata trovata una bottiglia incendiaria con un biglietto: «La Bruccoleri non deve eseguire gli scavi nell’ospedale di Mazara».
La ditta Bruccoleri, aveva un sub appalto con la «Cmc» di Ravenna e dopo l’attentato intimidatorio rinunciò, al contrario della «Giammetta» che entrò a far parte dell’antiracket e si accordo con la «Cmc», per i lavori in ospedale.
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