15/10/2020 06:00:00

Mazara, Quinci: "Pescatori in Libia, non c'è più tempo. Covid Hospital, bastava parlarne"

 Salvatore Quinci, sindaco di Mazara del Vallo, in questi giorni si è recato a Roma per portare alle istituzioni nazionali tutta l’apprensione della città e soprattutto dei familiari dei 18 pescatori di fatto ostaggi in Libia. Una situazione che assume sempre di più contorni farseschi, ma ci sono delle famiglie che stanno vivendo giorni di forte preoccupazione.

Purtroppo sì. Sono passati 45 giorni da quando i nostri uomini mazaresi, di nazionalità diverse, ma tutti appartenenti alla nostra comunità sono prigionieri a Bengasi da parte delle forze armate del governo non riconosciuto del generale Haftar. In questi giorni non abbiamo avuto notizie, nè un contatto visivo nè telefonico con loro. Tutto questo sta generando uno stato di frustrazione, di rabbia da parte di tutta la comunità ma soprattutto dei familiari. Familiari che da quasi un mese sono in presidio permanente in piazza Montecitorio. Ci sono mamme, mogli, figlie e figli dei pescatori, notte e giorno. Era giunto il momento di portare il sostegno della comunità mazarese. Ora è il momento di dare segnali forti per risolvere questa vicenda.

In questi giorni ci sono stati lunghi colloqui tra i mediatori dei due Paesi per sbloccare la situazione. La sensazione è che si sta scontando la mancanza di autorevolezza del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Scontiamo molto di più purtroppo. C’è una situazione molto destabilizzata in Libia, è una zona sotto il comando di un governo non riconosciuto. C’è la sensazione che il generale Haftar stia un po’ giocando con noi. Certamente c’è un disegno, che è quello di mettersi al centro delle attenzioni internazionali. Scontiamo la nostra debolezza ormai intrinseca da anni. Quella era una nostra colonia, era un nostro territorio. Il governo italiano è praticamente sparito. Speriamo che la situazione si possa sbloccare, non è più sostenibile.

Lei ha alzato la voce quando l’assessoere razza ha disposto che l’ospedale di Mazara dovesse ospitare un reparto covid. Pensa che ci possa essere un passo indietro?

Ho avuto più di un incontro chiarificatore con il commissario dell’Asp Zappalà. Che non passi l’idea che la comunità mazarese non sia una comunità accogliente. Quello che lamento è la totale assenza di comunicazione tra la struttura regionale, l’Asp e il sindaco di Mazara. Un contatto precedente avrebbe consentito di superare i primi malintesi. Questo la dice lunga sull’improvvisazione che c'è. Io so bene che c’è stato l’arresto di Damiani, ex manager dell’Asp, e questo ha creato un po’ di caos nell’Asp provinciale. E’ anche vero che adesso che si sta impennando il trend di contagiati, che in tutta la Sicilia sono carenti i posti letto e il personale, ma questa azione andava pensata prima coinvolgendo i territori. Noi siamo disposti a dare il nostro contributo. Lo faremmo in modo sereno e consapevole se avessimo l’idea di un piano complessivo. Se i contagi aumentano ancora e i posti letto scarseggiano sarà un problema Adesso la vera sfida si sposta nelle famiglie, tra i giovani. Noi abbiamo provato a dare un taglio alla movida, ci sono troppe persone in giro e assembramenti. Utilizzeremo le nuove misure per un’opera di sensibilizzazione da un lato e di repressione dall’altro. Ho dato mandato ai vigili urbani di cominciare a fare le sanzioni. Non possiamo più rischiare.



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