Pescatori bloccati in Libia, sit-in delle famiglie."E' finita la pazienza"
Un nuovo sit-in per i pescatori mazaresi bloccati in Libia è stato organizzato da Cgli, Cisl, Ugl assieme a un gruppo di cuochi, che per rappresentare la solidarietà dell'intera categoria, hanno offerto dei pasti ai familiari dei pescatori.
"Novanta giorni sono troppi, adesso è davvero finito il tempo della pazienza perchè la nostra comunità attende con molta forza", ma "in questa vicenda il vero assente è l'Unione europea". Sono queste le parole del primo cittadino di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, che torna ad alzare la voce in occasione del sit-in organizzato nell'aula consiliare dai familiari dei 18 pescatori bloccati 'in stato di fermo' in Libia, insieme ai due pescherecci sequestrati dalle autorità libiche la sera del primo settembre.
"Torneremo in presidio a Montecitorio, il Natale lo passeremo davanti al Parlamento, non possono continuare a far finta che siamo dei fantasmi", annuncia Cristina Amabilino, moglie di uno dei pescatori bloccati in Libia da 90 giorni assieme. L'11 novembre la Farnesina aveva organizzato una telefonata collettiva, durante la quale i pescatori bloccati a Bengasi hanno rassicurato i loro familiari sulle condizioni di salute. Ma ovviamente non può bastare.
"La nostra richiesta è sempre la stessa: rivogliamo a casa i nostri familiari. Abbiamo fatto tutto ciò che potevamo, ma ancora non è cambiato nulla, cos'altro dobbiamo fare? La telefonata che ci hanno concesso testimonia che sono ancora tutti vivi, ma non vuol dire che sono in buone condizioni", continua Cristina Amabilino. "Nelle prime settimane ci hanno chiesto silenzio e abbiamo evitato di alzare ogni polverone, ma adesso siamo disposti a tutto - aggiunge un'altra moglie, Marika Calandrino - aspettiamo la telefonata giusta da un momento all'altro. Non sappiamo più cosa dire. Stanno trattando i nostri pescatori come dei terroristi, umiliati per aver provato a portare un pezzo di pane a casa".
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