20/02/2021 02:00:00

Caso Attilio Manca, dopo 17 anni assolta la donna gli avrebbe venduto l'eroina

Non è stata una overdose di eroina a causare la morte del medico di Barcellona Pozzo di Gotto, Attilio Manca, avvenuta a Viterbo il 12 febbraio del 2004. La sentenza della corte di appello di Roma, che ha assolto Monica Mileti dall'accusa di aver fornito la droga al giovane urologo, arriva dopo 17 anni di indagini, depistaggi ma anche omissioni.

Fu dunque un omicidio quello del medico trovato seminudo, con due buchi nel braccio sinistro, e il setto nasale rotto. Ma il motivo di quell'assassinio è ancora tutto da scoprire, partendo dalle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia ,molto vicini a Bernardo Provenzano, che hanno detto, venne operato da Manca durante la sua latitanza a causa di un tumore alla prostata. 

C'è un esposto dell'avvocato della famiglia Manca, Fabio Repici, con il quale punta il dito su Barcellona Pozzo di Gotto, "uogo decisivo delle deviazioni e dei delitti della Prima Repubblica, ma anche della Seconda". "La sentenza – dice Repici – fa carta straccia di 17 anni persi dietro alle inerzie e alle conclusioni imperdonabili della Procura di Viterbo, della commissione antimafia di Rosy Bindi, Claudio Fava e Luigi Gaetti, e della Dda e del gip di Roma. L’auspicio è che per effetto della nuova denuncia che presenteremo finalmente si passi dalle indagini e dal processo abusivo alla memoria di Attilio alle indagini e al processo nei confronti dei suoi assassini, annidati in quell’impasto di mafia e Stato che è Cosa Nostra a Barcellona Pozzo di Gotto, terminale fidatissimo della latitanza superprotetta di Bernardo Provenzano’’.

Attilio Manca era specializzato in Urologia, con studi a Parigi dove aveva appreso l’innovativa tecnica di intervento alla prostata con il sistema laparoscopico. Era, nonostante la sua giovane età, un vero luminare nel suo campo, e di certo c’era, da quello che hanno riferito familiari, colleghi e amici, che non faceva uso di droghe, che aveva in programma di andare in Bolivia per una missione con “Medici senza frontiere” e in seguito un corso di aggiornamento all’ospedale di Cleveland; tutte cose che di sicuro non fanno pensare a motivi per togliersi la vita. Altra cosa certa, prima di quel “suicidio anomalo” è che Manca nel 2003 era stato in Costa Azzurra, a insaputa dei suoi colleghi di Viterbo, per una visita urgente ad un paziente. Ai primi di novembre, secondo la testimonianza della madre di Manca, il figlio si trovava nei pressi di Marsiglia; coincidenza inquietante con la permanenza del boss di cosa nostra Bernardo Provenzano per essere operato alla prostata. Il capo dei capi con l’identità di Gaspare Troia, aveva soggiornato a Marsiglia per tre settimane prima di essere ricoverato il 23 ottobre 2003 nella clinica Casamance di Aubagne. Terminata la degenza post intervento, Provenzano il 1° novembre si era spostato a Marsiglia.

Alla famiglia fu detto che Attilio era morto per un aneurisma e l’autopsia ravvisò tracce di alcol e cannabis. Le indagini puntarono alla pista del suicidio per overdose perseguita in tre richieste di archiviazione nonostante tutti i colleghi del medico avessero smentito la tossicodipendenza di Attilio Manca confermando che la vittima era mancina: come aveva potuto iniettarsi la dose fatale nel braccio sinistro? I magistrati non si allontanarono da quell’ipotesi anche dopo le dichiarazioni di sei pentiti di mafia che rivelarono il viaggio a Marsiglia di Provenzano, che cercava un medico bravo per essere operato alla prostata.

 



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