30/03/2021 06:00:00

Luppino, il re delle scommesse e la mafia di Castelvetrano

 Non c’è solo la droga. Si sa, Cosa nostra fa affari anche con le slot machine e le scommesse illegali.

Ogni clan ha il suo imprenditore di fiducia che, una volta scoperto dalle operazioni antimafia, diventa re: il re delle scommesse, appunto.

Questo rapporto con i re la mafia l’ha sempre avuto, facendoci conoscere il re dei supermercati nelle grandi distribuzioni, il re del vento nelle rinnovabili… Insomma, ogni settore ne ha uno.

E recentemente, tra Castelvetrano e Campobello di Mazara se ne sono contati due: Carlo Cattaneo, il castelvetranese scoperto da “Annozero” e Calogero John Luppino, di Campobello, scoperto da “Mafia Bet”.

Come nuovi artisti lanciati dai talent televisivi, i nuovi re vengono sempre fuori dalle operazioni antimafia.

Chiaramente, non basta essere bravi e saperci fare. Si diventa re solo se si ha l’appoggio delle cosche. Mentre, per essere conosciuti al grande pubblico bisogna aspettare il sequestro dei beni.

 

Quello a John Luppino ammonta a 6 milioni di euro: terreni, società, conti correnti, assegni, macchine, moto, lingotti d’oro, decine di migliaia di euro in contanti nascosti in bagno.

Perfino tre cavalli da corsa: “Vietri”, “Lu biondu” e “Prince of hope”.

Roba che, al confronto, quello di Cattaneo sembra di pochi spiccioli.

 

Ma al di là dell’entità del sequestro, i due hanno in comune la stessa interfaccia: Rosario Allegra, uno dei cognati di Matteo Messina Denaro, arrestato nell’operazione Annozero e morto nelle more del giudizio a 66 anni, nel giugno 2019.

Secondo gli inquirenti, avrebbe fatto parte della famiglia mafiosa di Castelvetrano, controllando dal 2013 al 2017 le attività economiche nel settore giochi e scommesse. Un ruolo che avrebbe acquisito dopo l’arresto di Francesco Guttadauro, condannato per mafia in via definitiva.

Sul rapporto tra Luppino ed Allegra, aveva già riferito nel 2013 il collaboratore di giustizia Lorenzo Cimarosa (deceduto poi nel 2017), raccontando che “quando praticamente dovevano aprire le macchinette a Castelvetrano, hanno avuto dei contrasti con Francesco Guttadauro” che era contrario.

Poi, aggiunge il collaboratore, “si è saputo che Rosario Allegra li aveva autorizzati ad aprire…”.

Il plurale riguarderebbe la vicinanza del Luppino con Raffaele (Cinuzzo) Urso, capomafia di Campobello di Mazara, tra i fedelissimi di Matteo Messina Denaro. Ed il contrasto sarebbe stato risolto dall’intervento del boss Vito Gondola (Vito “Coffa”).

 

E quando Luppino non riusciva a riscuotere il debito di 140mila euro da Domenico Pitti, gestore palermitano di alcune agenzie riconducibili alla Leaderbet, si era rivolto proprio ad Allegra.

In realtà prima si era rivolto a Raffaele Urso, della famiglia di Campobello di Mazara, ma vedendo che le cose si mettevano per le lunghe, ne aveva parlato con Allegra.

Quest’ultimo, “forte della propria posizione all’interno del mandamento di Castelvetrano”, scrivono gli inquirenti, nel novembre del 2017, si proponeva di intervenire con Urso.

 

ALLEGRA: No, perché te lo spiego io, se io “ci cafuddu” a Cino… a Cino lo faccio correre”.

LUPPINO: …Ma è nell’interesse d’iddu (ndr,suo)…

ALLEGRA: “arrizzarlo”

LUPPINO: …Se io gli dissi, ti regalo, ci dissi a Cino, 40 mila, gli dissi a Sergio… voi “taliate” (guardate, ndr) a quanto potete arrivare.

ALLEGRA: … Cino vuole sentire solo a me, e basta. Se io gli do il “la” (se io gli do il via, ndr)… Cino corre.

LUPPINO:  Allora, aspettiamo tutto a fine mese…

ALLEGRA: …Aspetto a te

LUPPINO: … Perché a fine mese…

ALLEGRA: … Me lo fai sapere, tanto tu poi vieni a Castelvetrano.

LUPPINO: Si, infatti, sono là davanti, mi viene facile…

ALLEGRA: …Mi dici… e io a Cino “ci cafuddu (lo malmeno, in senso metaforico, ndr). Gli dico: “Cino, cafudda!”… e iddu parte!

 

Luppino aveva raccontato ad Allegra che questo Pitti i soldi ce li aveva, e non riusciva a capire perché Urso perdesse tempo nel parlare con i mafiosi palermitani.

 

ALLEGRA: …E Cino cosa ti ha detto?

LUPPINO: …E’ da 4 mesi che mi dice: non ti muovere che me la sbrigo io. 4 mesi… Poi l’altro giorno gli ho detto: … mi avete rotto la minchia, è da 4 mesi, io a quest’ora me la sarei sbrigata da solo la cosa… tra l’altro gli ho detto: 140… 40 ve li prendete voialtri, 100 ce li devo portare a Sergio (Sergio Moltisanti, ndr) … E ce l’ha! Perché ha venduto il terreno all’Ikea…

 

Secondo Luppino, Pitti avrebbe venduto il terreno all’Ikea per un milione e mezzo di euro. Ed in effetti gli investigatori avevano riscontrato che lo stesso Pitti aveva avviato una trattativa per la vendita di un terreno intestato alla moglie, in cui avrebbero dovuto costruire un centro Ikea.

 

La vicenda si conclude il 2 marzo 2018, quando Filippo Dell’Aquila (sodale di Urso) confermava al Luppino che, scrivono ancora gli inquirenti, “la problematica economica era in via di soluzione grazie al proprio intervento sul debitore e che, in ogni caso, lui aveva agito solo per adempiere a un ordine di Urso”.

E’ lo stesso Dell’Aquila a riferire dell’avvenuto accordo, con la consegna, da parte del palermitano, di materiale per 10mila euro.

 

Senza le cosche, non ci sono re.

 

Egidio Morici