Mafia a Castellammare. Il sindaco Rizzo chiede l'abbreviato. Oggi il verdetto
Oggi si saprà che vita processuale avrà l'inchiesta sulla mafia a Castellammare denominata “Cutrara”.
Riprende, infatti, davanti al Gup di Palermo, Annalisa Tesoriere, l'udienza preliminare scaurita dall'ultima operazione antimafia con epicentro Castellammare del Golfo. Un'indagine molto pesante, perchè oltre a boss del calibro di Ciccio “Tempesta” Domingo e Francesco Virga (figlio dello storico boss di Trapani Vincenzo Virga) è coinvolto il sindaco di Castellammare del Golfo Nicolò Rizzo. Proprio il sindaco di Castellammare ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato. Richiesta fatta dai suoi legali per cercare di dimostrare, senza necessità di andare a dibattimento, l'estraneità del primo cittadino dai fatti contestati. Rizzo è infatti accusato di favoreggiamento reale a causa dei suoi contatti proprio con il capo mafia di Castellammare Francesco Domingo.
Si entra nel vivo, quindi, con le decisioni che dovrebbero arrivare oggi.
Chi il rito abbreviato, chi il patteggiamento, 14 degli imputati del processo scaturito dall'inchiesta antimafia Cutrara hanno chiesto riti alternativi.
Oltre al sindaco Rizzo vorrebbero essere processati con il rito abbreviato il boss Francesco Virga, Felice Buccellato, Di Bono Francesco, Carlo Valenti, Domingo Camillo, Diego Angileri, Mulè Maurizio, Antonio Sabella, Stabile Francesco. Rito abbreviato condizionato all’esame dell’imputato per La Sala Daniele, rito abbreviato condizionato all’esame di alcuni testi per Mercadante Salvatore.
Tra gli indagati anche l'ex vice presidente del consiglio comunale di Castellammare del Golfo, Francesco Foderà, che ha chiesto di patteggiare la pena. Stessa richiesta è stata avanzata da Vito Di Benedetto.
Francesco Domingo, Di Stefano Rosario, Lilla Di Bartolo, Nicola Di Bartolo, Francesco Ancona e Labita Salvatore saranno, invece, processati con rito ordinario, se verrà accolta la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Palermo. .
Ammesse tutte le parti civili: Comune di Castellammare del Golfo, Associazione Antiracket e Antiusura Alcamese, Associazione Antiracket di Trapani, dell’Associazione Codici e dell’Associazione Castello Libero Ets.
Una ritrovata centralità della famiglia mafiosa di Castellammare nelle attività di Cosa nostra, il coinvolgimento della politica, lo stretto legame con la consorteria americana di New York, che ha gran parte delle sue radici proprio in personaggi della città del Golfo, e non ultimo il forte legame con il boss di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro.
Ha messo in luce tutto questo l’operazione antimafia “Cutrara” che, all’alba del 16 giugno 2020 con l’impiego di 200 militari dell'Arma, il supporto di unità navali, aere e reparti specializzati come lo Squadrone Eliportato Cacciatori di Sicilia e unità cinofile per la ricerca di armi, ha smantellato la famiglia mafiosa castellammarese con 13 arresti e 11 denunce in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Palermo nei confronti degli affiliati alla famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo.
Secondo la tesi della procura, nell'avviso di conclusione delle indagini, il sindaco Rizzo avrebbe aiutato Francesco Domingo, nonché Lilla Di Bartolo e Nicola Di Bartolo. Domingo era socio di fatto della società di questi ultimi due nella gestione della comunità alloggio "Madre Teresa". E Rizzo li avrebbe aiutati, secondo l'accusa, a trovare un nuovo immobile per continuare la loro attività e conseguirne i profitti illeciti, e inoltre perché Francesco Domingo, capo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo, potesse controllare le attività economiche su quel territorio. Alle accuse Rizzo ha sempre risposto, già nel suo interrogatorio in seguito al blitz, di essere estraneo ai fatti, di non aver dato nessun aiuto a Domingo, che conosceva perchè "si conoscono tutti in paese".
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