Celebrata ad Alcamo la festa di Sant'Oliva
Dopo la celebrazione eucaristica presieduta dal parroco don Saverio Renda e la benedizione dell’immagine in marmo della martire cristiana capolavoro di Antonello Gagini ( 1511), la comunità parrocchiale ha organizzato un momento di festa nel rispetto delle norme di contenimento sanitario anti-covid19 approfittando degli spazi pubblici prospicienti l’antica chiesa alcamese.
Non è stata una festa comunitaria ordinaria, ma davvero un momento di vita straordinario – scrivono in una nota gli operatori pastorali della parrocchia a conclusione della festa – abbiamo sperimento un modo alternativo di fare festa. La pandemia ci sta insegnando il valore di tante cose , per esempio lo stare insieme per sentirci comunità ma anche la creatività perché possiamo sperimentare la gioia della festa rispettando le regole senza mettere a rischio la salute pubblica. Una comunità in uscita, che, dopo la messa, sceglie la piazza antistante la Chiesa, per onorare, condividere e testimoniare la gioia di appartenere ad una comunità che ha come protettrice una coraggiosissima ragazza che ha dato la vita per la fedeltà al Signore, morendo martire sotto la persecuzione di Genserico.
A piccoli gruppi, ogni famiglia, ogni parrocchiano, ha occupato un tavolino; distanti, sì, ma con “lo sguardo rivolto al futuro”, ai ragazzi dell’Azione Cattolica, che con i bans, i canti e i loro sguardi sorridenti, hanno unito più che mai tutti: gli adulti, i giovani, le famiglie, gli ammalati che non erano presenti, i poveri, i soli… la comunità intera, facendoci essere sempre più Chiesa. La porta aperta della Chiesa illuminata da una luce calda ed accogliente, proprio come una casa, ha fatto da cornice alla serata. Tutti sulla “soglia” a fare festa, a scattare foto per imprimere il ricordo di quel momento, così da poter trasmettere alle generazioni future la testimonianza dello stile di vita cristiano e di comunità. Ogni comunità ha un debito verso ogni fratello: quello dell’amore. E giovedì, in Piazza Ciullo, l’amore, l’amicizia fraterna, erano tangibili in ogni sguardo e in ogni sorriso, anche sotto la mascherina, perché “non si accende una lampada per metterla sotto il moggio”, perché la luce è Cristo, è Lui che ci fa figli, fratelli, comunità. Una festa stra-ordinaria, dove ogni distanza è stata colmata dall’amore!”
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