Alcamo si avvicina al voto, c'è fermento ma non ci sono né candiati né programmi
Fermento ad Alcamo, città chiamata al voto dopo l’estate e dove si gioca la partita importante del M5S. Il sindaco uscente è Domenico Surdi, pentastellato, ed Alcamo è stata la città più grillina d’Italia.
Da allora le cose sono cambiate ma Surdi, nonostante i deputati fuoriusciti dal Movimento, è riuscito a tenere un buon rapporto con tutti, tanto che è possibile che vi sia una confluenza proprio sull’uscente.
In molti sostengono che le condizioni in città siano molto critiche, quasi un disastro, ma la cittadinanza è divisa a metà: Surdi pare non sia poi così ancorato ai dogmi dei grillini, è abbastanza vicino alla popolazione tanto che il Primo Cittadino conduce delle dirette “Il sindaco Risponde” e ha un certo numeri di consensi.
Che la situazione sia difficile nella cittadina alcamese lo dicono in tanti, specie dalla politica. Si tengono numerose riunioni sul territorio e pare che l’asse di centrodestra vada compatto verso la ricerca di un candidato sindaco che possa vincere.
Chi sono le sigle che si riuniscono? C’è Fratelli d’Italia, UDC, Forza Italia, Diventerà Bellissima, Italia Viva. Mimmo Turano ha tenuto a sottolineare che le condizioni di Alcamo non consentono di sprecare tempo e nemmeno di fare errori, bisognerà scegliere un candidato sindaco, di cui ancora il nome è top secret, per poter contribuire alla svolta. Lo schema, dice Turano, è quello di un centrodestra unito, ma tra quelle sigle mancano la Lega, Cantiere Popolare e l’Mna.
Il centrodestra pare possa andare spaccato e in questo caso la vittoria potrebbe essere servita ad altre coalizioni. Ma quello che viene fuori è che nella somma di queste sigle c’è anche Italia Viva, che però non sostiene almeno in teoria il governo Musumeci e che ancora non ha scelto se collocarsi nel centro destra, però tutte le scelte pare che portino a questa alleanza a doppia mandata tra Mimmo Turano e Giacomo Scala.
Cosa si dice in casa Partito Democratico? Dai vertici fanno sapere che la discussione è ancora aperta anche sulle alleanze. Insomma, una cosa è certa: si voterà tra qualche mese e ancora i partiti non hanno né programmi né candidati ma gli spot elettorali si.
Rossana Titone
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