Il sindaco di Castelvetrano, “Avverto la presenza silente della mafia”
Venerdì scorso a Selinunte Lirio Abbate ha presentato “Faccia da mostro”, il suo ultimo libro in cui si racconta di Giovanni Aiello, discusso personaggio che secondo i pentiti avrebbe avuto un ruolo di primo piano in omicidi e stragi di mafia.
Abbate ha sottolineato l’importanza di un luogo come “Pensiero Contemporaneo”, che ha messo a disposizione un’agorà per parlare di mafia in un territorio “di mafia”. Il pubblico ha partecipato con interesse, dimostrando anche di scegliere da che parte stare.
Ha destato molto interesse l’intervento del sindaco di Castelvetrano, Enzo Alfano, che non si è limitato al classico saluto istituzionale di circostanza, ma ha condiviso un sentire finalmente lontano dalla vecchia allergia all’etichetta. Forse per la prima volta, un amministratore non si è posto sulla difensiva col solito discorso che la mafia è anche altrove e che qui abbiamo il pane nero, le olive ed il parco archeologico più grande d’Europa.
Di seguito il suo intervento:
“Amministro Castelvetrano da più di due anni e mi rendo conto che questo stand by della mafia lo avverto. C’è una sorta di fermo. Qui è passata la mano pesante dello stato, ma non è stata risolutiva. Ogni tanto vengono fuori degli episodi che fanno capire come si voglia stare nel sommerso, nel silenzio. Questo è preoccupante. Io non ho mai subìto intimidazioni, ma avverto questa presenza silente. Nelle città di mafia si fanno delle scelte nette, che sono quelle che ognuno di noi dovrebbe fare. Occorrerebbe, seppur con spinte politiche diverse, stare accanto a coloro che stanno dalla stessa parte. Altrimenti si finisce per lanciare dei messaggi strani che altri possono raccogliere, rendendo tutto più melmoso e poco trasparente. Dico questo perché bisogna essere preoccupati e attenti. Se non si dimostra chiaramente da quale parte stare, rischiamo di farci trovare impreparati quando qualcuno invece vorrà manifestare di nuovo presenza. Se saremo preparati, saremo una società più forte e renderemo migliore il compito di coloro che, forze dell’ordine e magistrati, dovranno poi agire”.
Egidio Morici
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