04/08/2021 07:00:00

Marsala. Il tentato omicidio a Porticella, i fratelli Titone si difendono

 Hanno cercato di difendersi, davanti al gip Sara Quittino, i due fratelli marsalesi arrestati con l’accusa di tentato omicidio in concorso per la coltellata al petto inferta ad un romeno, la sera dello scorso 24 maggio, a “Porticella”.

Nell’interrogatorio di garanzia, infatti, il 39enne Giancarlo Titone ha detto di avere sferrato una coltellata a Ioan Daniel Surubaru perché questi stava picchiando con estrema violenza il fratello Vito Titone, di 53 anni. “I fratelli Titone – dice l’avvocato Diego Tranchida, che ha chiesto la scarcerazione di Vito Titone – non si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Hanno risposto alle domande del giudice, spiegando cosa è accaduto. Cercheremo di far derubricare l’accusa da tentato omicidio in eccesso colposo di legittima difesa”.

I due arrestati (a difendere Giancarlo Titone è l’avvocato Luigi Pipitone) avrebbero raccontato che la sera del 24 maggio, intorno alle 20.30, in piazza Marconi, tutto sarebbe iniziato perché il romeno, che era in compagnia di altri due uomini, avrebbe iniziato a sfottere Vito Titone, al quale, poco prima, qualcuno aveva offerto una birra e per questo era un po' brillo. Da qui, ne è nata una lite che avrebbe visto Vito Titone, dopo uno schiaffo al volto dell’avversario, a mal partito contro il più robusto romeno. Quest’ultimo, ha affermato l’avvocato Tranchida, avrebbe “pestato a sangue e tramortito” il Titone, che temendo ancor più gravi conseguenze ha telefonato al fratello Giancarlo per chiedere aiuto. E quando il più giovane dei due fratelli è arrivato, alla vista del familiare a terra, spinto da Surubaru, ha reagito sferrando una coltellata al petto del romeno.

Tentando, secondo il capo d’accusa, di colpirlo nuovamente. Subito dopo essere stato accoltellato, riusciva riusciva ad allontanarsi, mentre Giancarlo Titone avrebbe continuato a minacciarlo di morte (“Ora ti ammazzo. Ora vengo e ti sparo” gli avrebbe detto). Al Pronto soccorso dell’ospedale “Paolo Borsellino”, Surubaru arrivava in gravissime condizioni, tanto che i medici lo dichiaravano in prognosi riservata. In piazza Marconi, nel frattempo, arrivava una Volante della polizia. Gli agenti notavano la presenza dei due fratelli, già noti alle forze dell’ordine. Uno dei due aveva evidenti macchie di sangue sul busto. Alla vista degli agenti, entrambi fuggivano, ma venivano rintracciati nelle rispettive abitazioni, dove sono stati sequestrati gli indumenti vistosamente macchiati di sangue.



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