Un sistema che, secondo l’accusa, avrebbe funzionato per oltre dieci anni.
Società che accumulano debiti, soprattutto con il fisco. Poi l’attività che si sposta altrove, su un’altra società, “ripulita”, pronta a ripartire.
E i debiti che restano lì, a carico di quella che fallisce.
La Procura della Repubblica di Marsala ha chiuso le indagini preliminari e ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone, ipotizzando l’esistenza di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fallimentari, societari e fiscali . Avevamo raccontato l'inchiesta su Tp24.
Gli indagati sono Walter Petitto, Vito Petitto, Emanuele Petitto, Luciano Monteleone, Giovanna Galfano e Matteo Sottile. Secondo l’impostazione accusatoria, tra il 22 maggio 2013 e il 3 dicembre 2024 avrebbero operato a Marsala attraverso un meccanismo considerato tipico nei casi di bancarotta fraudolenta: svuotare la società carica di debiti, trasferire l’attivo aziendale a una nuova realtà e proseguire l’attività imprenditoriale sotto altra veste .
Le indagini, delegate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Trapani, si sono concentrate su una serie di società finite in fallimento o in liquidazione giudiziale: Petitto Srl, Esse Emme Srl, Le Egadi Srl, Le Orchidee Srl, Pet City Srl e Drepanum Distribuzioni Srl .
Secondo la Procura, gli indagati – soci o amministratori di diritto o di fatto – avrebbero progressivamente spostato beni e attività tra queste società, aggravando i debiti e conducendole al dissesto, ma continuando di fatto a gestire un’unica impresa nel settore del commercio al dettaglio di generi alimentari .
Le accuse contestate sono pesanti: si va dall’associazione per delinquere al trasferimento fraudolento di valori, dall’autoriciclaggio alla bancarotta semplice e fraudolenta, fino alle dichiarazioni fraudolente con uso o emissione di fatture per operazioni inesistenti, all’omesso versamento di ritenute e alla sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte .
Nel corso delle indagini sono stati sequestrati beni immobili, beni mobili registrati e quote societarie per un valore complessivo stimato in poco più di un milione di euro .
Adesso la valutazione passa al Giudice dell’Udienza Preliminare del Tribunale di Marsala, che dovrà decidere se mandare gli imputati a processo.
È bene ricordarlo: siamo nella fase delle accuse. L’ipotesi della Procura dovrà essere vagliata in aula, nel contraddittorio tra accusa e difesa.