Presentati gli orientamenti del nuovo piano pastorale della Diocesi di Mazara
Prendersi cura della qualità della vita delle comunità parrocchiali e delle aggregazioni ecclesiali e poi l’importanza della famiglia e delle relazioni. Secondo il Vescovo monsignor Domenico Mogavero bisogna ripartire da qui – che tradotto significa un cammino sinodale già a partire dalle Foranie – per il nuovo anno pastorale che si è aperto e che durerà per tutto il 2022.
Il Vescovo ha presentato gli orientamenti del nuovo Piano durante l’assemblea diocesana tenutasi nella Cattedrale di Mazara del Vallo. «In questo stato di cose – ha detto Mogavero – ferma restando l’esigenza della prima evangelizzazione da proporre a tutti con nuove motivazioni, bisogna reindirizzare le cure pastorali a chi ha un vero interesse per l’ascolto della Parola di Dio e per una sequela martiriale del Signore Gesù, il Crocifisso Risorto». Mogavero ha ribadito che «il vero problema non sono i numeri, quanto l’essere pochi ma irrilevanti, per l’inconsistenza della testimonianza di fede in un mondo che ha altre idealità e altri interessi». Il Vescovo, riferendosi al periodo di pandemia e di lockdown vissuto dalle comunità, ha evidenziato la «riscoperta, imposta dai fatti, della casa, della famiglia e delle relazioni.
È stata un’opportunità inedita il riavvicinamento fisico e per tempi consistenti dei coniugi tra loro, dei genitori con i figli, dei figli tra loro, dando un senso nuovo al tempo, soprattutto al tempo libero, per accompagnare i componenti il nucleo familiare. Questa riscoperta centralità della casa e della famiglia costituisce senz’altro un elemento formidabile nella reimpostazione della pastorale e nella riaffermata soggettualità della famiglia come chiesa domestica». Poi la relazione con al centro la persona, «intesa come riflesso di quel processo genetico che riguarda la Chiesa continuamente e che le dà vita per il suo legame con la Santissima Trinità, mistero di relazione. Tale processo diventa determinante per il nostro modo di pensarci come Chiesa, di essere Chiesa e di fare Chiesa, ovvero diventa processo vivo che informa di sé la nostra missione e la nostra prospettiva pastorale». Dunque la relazione «diventa ospitalità di Dio tra noi» e la centralità della famiglia diventa occasione favorevole «per annunciare la presenza e la gratuità di Dio nel noi che è la comunità ecclesiale, riflesso e sacramento del noi di Dio che è la Trinità». Per il Vescovo, dunque, bisogna camminare insieme. Da qui la proposta di un itinerario sinodale già a partire dalle prossime settimane.
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