Processo Scrigno, teste Cito: "Vito D'Angelo referente di Cosa nostra a Favignana"
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Al processo Scrigno davanti al Tribunale di Trapani, è stato ascoltato l'ufficiale dei carabinieri Vito Cito, che ha ripercorso tutte le fasi dell'operazione antimafia del comando provinciale dell'Arma e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo.
Dei 29 indagati sono otti gli imputati a giudizio che hanno scelto il rito ordianrio: Antonino Buzzitta, Giuseppa Grignani, Vito Gucciardo, Vito Mannina, Alessandro Manoguerra, Marcello Pollara, Paolo Ruggirello e Vito D’Angelo. L'ufficiale ha detto che l'indagine partì con il monitoraggio dei fratelli Pietro e Francesco Virga e con i loro contatti e poi ad altri soggetti, tra i quali Antonino Buzzitta e Franco Orlando.
«Oltre a Trapani l’indagine si è allargata ai territori di Paceco, Favignana e Marsala - ha detto Cito -. Su Marsala si erano registrati interessi comuni con alcuni esponenti di Cosa nostra che rientravano nell’indagine denominata Visir del maggio 2017». Cito in particolare ha raccontato fatti riguardanti Vito D’Angelo, considerato dalla cosca trapanese il referente su Favignana.
D'Angelo, che è originario di Ravanusa, dopo una lunghissima detenzione in carcere per omicidio, è rimasto a Favignana, inizialmente in regime di semilibertà, ed è diventato un punto di riferimento per gli esponenti di Cosa nostra trapanese. L’esame del teste Cito da parte del pubblico ministero proseguirà la prossima udienza del 3 dicembre.
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