Rebus Quirinale. Tutti stufi dei giochi di Salvini, l'Italia aspetta un nuovo Presidente
Dopo quattro giorni di fumate nere l'empasse sembra essere irrisolvibile per l'elezione del Presidente della Repubblica.
Il centrodestra ha deciso di forzare il blocco nella riunione di ieri sera e fare un nome, basta schede bianche. Questa mattina si rivedono e decidono di puntare su un nome, o la va o la spacca. E il nome sarebbe quello della presidente del Senato Elisabetta Casellati. Prima dell'inizio della votazione si rivedono anche nel centrosinistra, ma già ieri hanno fatto trapelare che non voteranno la presidente del Senato.
Intanto la quarta votazione di ieri mattina ha registrato ancora più voti per l'attuale Presidente, Mattarella, ma tante schede bianche.
Le quote. Mario Draghi è dato al Colle a 2,40. Pier Ferdinando Casini a 3,80. Elisabetta Belloni è salita da 33 a 5,20. Marta Cartabia a 7.50. Sergio Mattarella a 10.
Il nuovo presidente della Repubblica non è stato eletto nemmeno nel quarto scrutinio, il primo in cui il quorum necessario per eleggere un candidato si è abbassato alla maggioranza assoluta, 505 voti. Il centrodestra compatto – 441 grandi elettori – si è astenuto, mentre Pd, M5s, Leu e Italia Viva avevano dato indicazione di votare scheda bianca. Ma non tutti hanno rispettato l’ordine: le schede bianche sono state solo 261.
Aumentano i voti per Sergio Mattarella, che passa dai 125 di mercoledì ai 166 di ieri (una buona parte sarebbero venuti dal M5s). Cinquantasei le preferenze per il pm Nino Di Matteo, indicato dagli ex grillini di Alternativa al posto di Paolo Maddalena. Si è fermato a tre voti Pier Ferdinando Casini, che mercoledì ne aveva raccolti 52. Due altri papabili per il Quirinale, vale a dire Elisabetta Belloni e Sabino Cassese, hanno ottenuto rispettivamente due voti e uno. Stamattina alle 11 la quinta votazione. Al momento, è previsto un solo scrutinio, il presidente della Camera, Roberto Fico, ha convocato per le ore 10,15 la conferenza dei capigruppo dei due rami del Parlamento e non è escluso che possa essere valutata la richiesta di passare a due votazioni al giorno
Salvini propone Frattini. Ira del Pd Dopo la quarta fumata nera, ieri sera, Matteo Salvini ha convocato un vertice del centrodestra: ha fatto i nomi del costituzionalista Sabino Cassese e dell’ex ministro degli Esteri Franco Frattini, e ha posto un veto sull’ambasciatrice Elisabetta Belloni. Il Pd non ha preso bene la mossa. Enrico Letta ormai è arcistufo dei contorcimenti di Matteo Salvini. Dal Nazareno dicono che il leader della Lega è affetto dalla sindrome del Papeete: «Continua a fare giravolte assurde e provocazioni».
Il centrodestra si ritrova per un nuovo vertice questa mattina alle 9, prima dell’inizio della quinta votazione.
L'accelerata per la Casellati Il vertice del centrodestra riunitosi ieri sera ha deciso che nella votazione di questa mattina indicherà uno dei nomi di alto livello proposto nei giorni scorsi, dando mandato a Matteo Salvini - previa ogni opportuna interlocuzione - di definirlo entro il nuovo vertice delle ore 9 di oggi.
Lo si legge in una nota congiunta diffusa al termine del vertice.
"Ho avuto mandato di esplorare tutti i profili, adesso vado e chiamo. Conto ci saranno passaggi risolutivi domani". Così il leader della Lega, Matteo Salvini. "Conto ci possano essere passaggi risolutivi e definitivi domani. Mio dovere è non mettere veti, quindi parlerò con tutti", ha aggiunto.
A quanto si apprende il nome che indicherà Salvini per la quinta votazione sarà quello del presidente del Senato Elisabetta Casellati.
"I nomi sono quelli presentati. La Casellati non era nella terna ma potrebbe essere un nome spendibile. Se è disponibile, vedremo. E' il nome più prestigioso ma ne dovrà parlare con Salvini". Così Giovanni Toti lasciando il vertice.
Il no di Pd e Italia Viva Alle 9 si riuniscono anche le assemblee dei grandi elettori di Pd, M5s e Iv.
Ma già ieri sera ai primi sussulti del centrodestra che vuole indicare un nome sulla scheda e provare la forzatura esponenti di Pd e Italia Viva si sono detti contrari. Insomma regna ancora la confusione tra i due schieramenti, e quella che oggi si prevedeva potesse essere una giornata risolutiva potrebbe invece rivelarsi l'ennesimo buco nell'acqua.
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