Stupro di gruppo a Campobello. "Grave che sindaco e associazioni non si siano parte civile"
Nelle scorse settimane è cominciato il processo nei confronti di quattro dei cinque ragazzi accusati della violenza sessuale di gruppo a Campobello di Mazara. Ma né il Comune né alcune associazioni si sono costituite parte vicile. E' quanto denunciano I consiglieri comunali di opposizione, di Campobello di Mazara, Giuseppe Fazzuni, Tommaso di Maria, Isabel Montalbano, Liliana Catanzaro e Carla Prinzivalli.
I consiglieri denunciano la mancata costituzione come parte civile, del Sindaco Castiglione, nonostante, a mezzo stampa, avesse “dato mandato all’avvocatura comunale, affinché il Comune si costituisca parte civile nei processi contro gli autori dei terribili atti di violenza sessuale che si sono recentemente verificati, nel nostro paese e che hanno fortemente leso l’immagine della città”!
Per i consiglieri “è grave anche la mancata costituzione come parte civile dell’Associazione CO.TU.LE.VI (Contro Tutte Le Violenze), che ha stipulato un protocollo d’intesa con il Sindaco Castiglione (Delibera di Giunta n. 45 del 12/03/2019), istituendo il Centro Antiviolenza “Diana”. Inoltre, non si sono costituite, parte civile: C.I.F. (Centro Italiano Femminile), F.I.D.A.P.A. (Federazione Italiana Donne Arti Professioni & Affari) e l'Associazione Gandhi”.
Per i consiglieri “Sindaco, Centri, Federazioni e Associazioni non costituendosi parte civile, hanno rinunciato oltre ad essere risarciti moralmente, ad esercitare una forte azione di solidarietà nei confronti della ragazza”.
Continuano i consiglieri: “Comprendiamo che sia più efficace, dal punto di vista mediatico, e meno rischioso, svolgere la propria azione tra “passaggi di campane” e “accensioni di candele”, ma reputiamo che, per difendere davvero le donne, occorra farlo nelle opportune sedi con atti un po' più concreti del “flash mob”, realizzato all'interno dell'aula consiliare nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Altrimenti le “suggestive scenografie fatte di palloncini e scarpette rosse”, che hanno fatto da sfondo al “flash mob”, non restano che manifestazioni dall'alta valenza simbolica ma prive di contenuto. A nostro avviso occorreva esercitare una forte azione di solidarietà nei confronti della ragazza, vittima di violenza, anche all'interno del processo oltre che con le parole”.
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