Campobello, C'era una volta... la Fiera di "Mezzu Austu"
Sino alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso, nel nostro territorio, si celebrava il Ferragosto. Erano giorni di festa e di sentita religiosità. Si teneva la fiera di "mezzu austu" e si onorava la Madonna di "lu Rimitu".
La fiera, ricca di bancarelle e baracconi, che esponevano le loro mercanzie, si teneva nella piazza Eremita e non mancava una sezione dedicata agli animali. La gente affluiva in massa. I genitori tenevano per mano i loro figli, che sgranavano gli occhi e ardevano dal desiderio di richiedere qualche oggetto: "lu cavadduzzu e lu carritteddu", preferito dai maschietti, la "pupa e la culla" gratificava le femminucce. Quasi sempre quei desideri venivano esauditi.
Un ricordo particolare mi sovviene alla mente, quello di un baraccone riccamente illuminato ed un uomo su un palco che invitava gli astanti a comprare dei biglietti (una forma di lotteria) il cui fine era l'estrazione di vari premi, il più ambito era una bambola detta "Zingarella". I fidanzati facevano a gara per aggiudicarsela per farne dono alle loro fidanzate ("le zite").
In quei giorni, la famiglia Scuderi proprietaria della chiesa sconsacrata, che fino ad oggi è possibile ammirare in sito, la teneva aperta e gratuitamente fruibile. Al suo interno veniva per l'occasione esposto un quadro della Madonna. Leggenda vuole che durante lo scavo delle fondazioni dell'erigenda cappella (1775) fossero state trovate delle ossa umane che sarebbero appartenute ad un asceta (di fede ortodossa?) che abitava in una grotta adiacente.
Dello stesso si narra che precedentemente abitasse in un'altra grotta ancora fruibile, ma sconosciuta ai più, nei pressi del parco archeologico delle Cave di Cusa dove ad una parete della stessa, occhi esperti hanno individuato una croce greca, testimonianza della presenza umana e di un luogo di culto.
Questo sito meriterebbe di essere studiato e portato a fruibilità. Confidiamo fiduciosi. Oggi i toponimi Piazza Eremita e l'adiacente via Fiera dell'Eremita rimangono nell'anonimato e nell'incuria più completa ed è così che si perde un altro pezzo di storia della nostra cultura cittadina.
Antonino Gulotta - Presidente Archeoclub Campobello Cave di Cusa
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