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11/03/2023 06:00:00

Messina Denaro e i fiancheggiatori, gli inquirenti cercano la cassa del boss 

Se qualcuno si aspettava o auspicava la remota possibilità che il boss Matteo Messina Denaro parlasse, non diciamo pentirsi, ma quanto meno partecipare e rispondere alle domande dei giudici, al processo in cui è imputato come mandante delle stragi di Capaci e di via D'Amelio, che si celebra a Caltanissetta, ci ha pensato lo stesso Messina Denaro a chiarire qual è la sua posizione, non presentandosi, nei giorni scorsi, all'udienza.

Intanto proseguono le indagini sulla rete dei fiancheggiatori che hanno aiutato il boss durante i suoi quasi 30 anni di latitanza. Si cerca di decifrare altri soprannomi ritrovati nei pizzini, ma si cerca anche la cassa di Messina Denaro che aveva disponibilità di centinaia di migliaia di euro in contanti che qualcuno, molto probabilmente, teneva per lui. 

 La nipote rinuncia alla difesa del boss - La corte presieduta dalla presidente della corte d'Appello, Maria Grazia Vagliasindi, ha comunicato che dopo la rinuncia del mandato del suo legale, Messina Denaro non ne ha nominato un altro. Pertanto è stato designato come difensore d'ufficio, Calogero Montante. Lorenza Guttadauro, ha rinunciato alla difesa dello zio, nel processo sulle stragi che si celebra in corte d'Assise d'Appello a Caltanissetta. Proprio nell'udienza fissata nei giorni nell'aula bunker del carcere di Caltanissetta, l'avvocato Guttadauro avrebbe dovuto tenere la sua arringa. Nella udienza, celebrata il 19 gennaio, tre giorni dopo l'arresto, Messina Denaro aveva formalizzato la nomina della nipote. A rimettere il mandato è stata in aula la nipote del boss, l'avvocato Lorenza Guttadauro. 

Decifrato il soprannome "Malato" nei pizzini trovati nella casa di Rosalia Messina Denaro - Gli inquirenti dopo l'arresto della sorella di Messina Denaro, Rosalia, hanno Decifrato uno dei soprannomi utilizzati da Matteo Messina Denaro per comunicare nei pizzini. “Malato” era Andrea Geraci, fratello del gioielliere Francesco, amico di gioventù del boss di Castelvetrano e custode del tesoro di Totò Riina. Francesco Geraci è morto un mese fa e diventò collaboratore di giustizia, incastrando Messina Denaro nelle indagini sulle stragi del 92 e del 93. A stravolgere la "regola" che i pizzini di Cosa nostra dopo essere stati letti si distruggono, è stata proprio la sorella del boss, e proprio questa leggerezza ha consentito agli inquirenti di arrivare alla mattina del 16 gennaio e all'arresto del boss alla clinica la Maddalena

Gli altri soprannomi da decifrare - E tra i pizzini  trovati a casa di Rosalia Messina Denaro, nelle gambe dell’asse da stiro c’erano due appunti, in particolare, in cui venivano segnate le spese mensili e due entrate da 2500 e 4500 euro che sarebbero state consegnate proprio da “Malato” alias Andrea Geraci. Gli investigatori stanno provando a decifrare i soprannomi per delineare la rete dell’ex latitante. “Ciliegia”, “Fragolina”, “Parmigiano”, “Condor” sono alcuni soprannomi a cui bisogna ancora dare un’identità. 

Si cerca la cassa di Matteo Messina Denaro - Se l’archivio fatto di migliaio di pizzini di Matteo Messina Denaro è stato trovato, gli inquirenti continuano a cercare la cassa del boss. Dalle indagini della Procura di Palermo e dagli stessi pizzini emerge chiaramente che avesse la disponibilità di centinaia di migliaia di euro in contanti. Lo scrive nei pizzini rivolti alla sorella. “Ne sono rimasti 85 mila, e questo è un problema, sono pochi, devo avere un deposito più grosso, se no vado a sbattere, cioè non sono coperto per come voglio io. Quindi ora ti spiego come fare per recuperare questi 40 mila”. Il boss lo scriveva probabilmente dopo aver sostenuto la spesa dell’acquisto del covo di Campobello.