Femminicido di Selinunte. Si aggrava la posizione di Favara nel processo per maltrattamenti
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Si aggrava la posizione del 63enne ex pescatore castelvetranese Ernesto Favara nel processo che, davanti al giudice monocratico di Marsala Francesca Maniscalchi, lo vede imputato per maltrattamenti familiari, minacce e lesioni personali alla defunta moglie.
Lo scorso 24 dicembre, infatti, il Favara è stato arrestato dai carabinieri per l’omicidio della donna, uccisa con 14 coltellate all’addome nella loro abitazione di Marinella di Selinunte. E per questo c’è un procedimento penale a parte. Il processo in corso a Marsala è, invece, per fatti del 2021. E nell’ultima udienza di questo procedimento il pubblico ministero ha fatto delle contestazioni
suppletive su due capi d’imputazione.
In aula, presente il Favara, ha infatti contestato alcune aggravanti. Il giudice ha, quindi, temporaneamente sospeso il dibattimento dando gli avvisi di rito all'indagato e ha rinviato al prossimo 16 novembre per dare la possibilità all'imputato di optare eventualmente per un rito alternativo (abbreviato?), oppure integrare le richieste istruttorie. Nella denuncia da cui è scaturito questo processo, la Amatuzzo (che quando è stata uccisa aveva 29 anni) ha raccontato che la sera del 4 maggio 2021 il marito avrebbe tentato di strangolarla con una corda di nylon all’interno dell’auto con cui era andato a prenderla nella struttura di accoglienza di Partanna di cui in quel periodo era ospite.
“Non sono stato io a tentare di strangolarla” ha, invece, sostenuto il Favara in una precedente udienza (lo scorso 18 maggio) rispondendo in aula alle domande del pm, del suo difensore Margherita Barraco e dell’avvocato di parte civile Vito Daniele Cimiotta.
Secondo la ricostruzione dell’uomo, la moglie avrebbe preso la corda di nylon che lui aveva in auto e se la sarebbe messa attorno al collo. E lui non sarebbe riuscito ad impedirglielo. Bisognerà vedere, naturalmente, se il giudice reputerà credibile questa versione. Lo scorso 16 marzo, invece, era stata ascoltata una operatrice della struttura di accoglienza di Partanna e questa ha dichiarato di quando la Amatuzzo decise di uscire, accettando l’invito del marito a fare un giro in auto, lei tentò di impedirlo, ma non ci riuscì. E che quando, mezz’ora dopo, la donna tornò, aveva segni di strangolamento sul collo. Subito dopo venne accompagnata al Pronto soccorso di Castelvetrano.
Nella stessa udienza del 16 marzo, un carabiniere ha, poi, dichiarato che la stessa sera, scattato l’allarme, intorno alle 23.30, fu rintracciato il Favara e nella sua auto venne trovata, e sequestrata, una corda in nylon che appariva già utilizzata. Nel processo è parte civile il padre di Maria Amatuzzo, assistito dall’avvocato Vito Daniele Cimiotta.
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