Un anno di reclusione con pena sospesa a condizione che alla controparte vengano dati 5 mila euro come risarcimento danni.
E’ questa la pena inflitta dal giudice monocratico del Tribunale di Marsala Giusi Montericcio a una giovane donna di Castelvetrano (R.C., di 25 anni) processata con l’accusa di sottrazione di persone incapaci (un bambino di pochi mesi). Secondo l’accusa, dopo essersi separata dal compagno, non gli avrebbe più consentito, se non in rare occasioni e a determinate condizioni, di vedere il figlio, nato qualche mese prima.
La donna, difesa dall’avvocato Matilde Mattozzi, è stata condannata anche al pagamento delle spese legali. Intanto, anche l’ex compagno (I.G.), difeso dall’avvocato Ignazio Cardinale, è sotto processo. E’ accusato di stalking (atti persecutori) e incendio dell'auto della donna. Nel processo a quest’ultima, è emerso che la sottrazione del figlio minore si sarebbe verificata prima dell’incendio dell’auto e dei fatti di stalking. E cioè nell’agosto del 2022, quando, a seguito di una discussione familiare, durante la quale sarebbe intervenuta anche la madre della giovane imputata condannata in primo grado, quest’ultima abbandonò l'abitazione portando con sé il bambino di appena due mesi. Da quel momento, secondo la tesi dell’accusa (pm Francesca Antonia Ferro), accolta dalla giudice Montericcio, R.C. avrebbe impedito all’ex compagno di vedere il figlio in condizioni normali, offrendo come unica possibilità incontri fugaci in luoghi pubblici come centri commerciali o per strada. «Il mio assistito desiderava solo fare il padre in modo dignitoso», ha spiegato l'avvocato Cardinale, sottolineando come l'ostruzionismo della donna abbia spinto l'uomo a rivolgersi alla giustizia. La difesa dell’imputata ha tentato di giustificare l'allontanamento con il timore dei comportamenti aggressivi di G.I., indicando a supporto della sua tesi difensiva anche la misura cautelare emessa nell'altro procedimento (quello per atti persecutori e incendio).
Ma l'avvocato Cardinale è riuscito a dimostrare che la sottrazione del minore era antecedente alle denunce della donna. La prima querela per atti persecutori da parte dell’odierna imputata risale, infatti, al dicembre 2022, oltre quattro mesi dopo l'allontanamento da casa. «La realtà emersa nel processo è che la signora se n'è andata per sua volontà, impedendo poi al padre di vedere il figlio, in maniera adeguata, per quasi un anno», ha ribadito Cardinale. Solo grazie all'intervento di una consulente tecnica d'ufficio in sede civile, G.I. è riuscito a riabbracciare il bambino. Un ruolo chiave nella decisione della giudice Montericcio è stato giocato anche dall'analisi dei messaggi scambiati tra i due ex conviventi.