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08/05/2024 06:00:00

Agricoltura e siccità: problemi noti da tempo. Eppure ... 

 Gentile direttore di Tp24,

È davvero sconcertante assistere a questa serie interminabile di comunicati stampa vuoti e privi di memoria sulla siccità, sulla crisi idrica, sullo stato agonizzante dell’agricoltura. Da quanto tempo sono ben note le condizioni degli invasi siciliani, da quanto tempo si conoscono le soluzioni, da quanto tempo... troppo! È quasi irresistibile gridare dalla frustrazione. E ora la politica e i politici, circondati da burocrati spesso privi di spina dorsale, si affrettano a battere il petto e a deplorare quanto sta accadendo, come se fossero tutti neoeletti, completamente inesperti, compresi i burocrati e i loro seguaci.

C'è stato un tempo per sognare, per credere alle parole e ai progetti. Ma ora è arrivato il momento di rendersi conto che molti non hanno la minima idea di ciò di cui stanno parlando, né di come affrontare con prospettiva le fasi dell'evoluzione climatica. Studi condotti appena 5-10 anni fa avrebbero dovuto allertare sulle imminenti catastrofi, dando tempo sufficiente per pianificare e realizzare interventi che potessero mitigare questa immane tragedia. Eppure, oggi ci aggrappiamo a speranze fragili, sperando che maggio porti pioggia.

C’è bisogno di persone normali non di visionari, di persone che sappiano guardare oltre gli interessi personali e le politiche di facciata. Nel Trapanese, nonostante le condizioni della diga Trinità non siano cambiate rispetto all'anno precedente, mancano le relazioni che dovrebbero essere state depositate, nessuno ha avuto il coraggio di autorizzare. La burocrazia e la mancanza di coraggio ci imprigionano nell'evidenza. Bastava accumulare 1 / 1.5 milioni di metri cubi per garantire una stagione irrigua, ma questo è stato interpretato come una possibile catastrofe per il territorio, dietro cui ci si è nascosti utilizzando la parola "sicurezza". Ma qualcuno si è mai preso la briga di valutare le condizioni dei territori a valle della diga? Sono quasi un deserto, terreni abbandonati e incolti. Chi dovrebbe difendere gli agricoltori? Dovremmo farlo noi stessi, ma siamo avviliti, stanchi e nauseati di tutto questo. Il presidente Schifani minaccia di cambiare i dirigenti che non utilizzano i fondi che l'Europa ci fornisce... ma davvero ci credete? Rimarranno lì, ognuno con i propri piccoli interessi. E gli interventi attualmente programmati riguardano un panorama agricolo notevolmente cambiato, ma a chi importa se le opere che verranno realizzate non avranno gli effetti sperati? Questo tipo di pensiero lo applichiamo a casa nostra, con i nostri soldi: acquistiamo una macchina, un trattore solo se ne abbiamo veramente bisogno e comprendiamo le ricadute finanziarie. Quando si tratta di finanziamenti pubblici, la situazione cambia radicalmente. Si vedono progetti spesso ripetitivi e disconnessi dalla realtà locale e dalle mutevoli esigenze del territorio. Tuttavia, l'interesse predominante sembra essere quello di ottenere incentivi personali, trascurando una visione strutturale.

Manca la connessione con il territorio, con gli agricoltori, con le nuove colture. Gli enti regionali che dovrebbero essere vitali e operativi sono ora ridotti a meri tramiti burocratici, privi di innovazione e senza una vera comprensione delle esigenze del territorio. La rappresentanza degli agricoltori in tali contesti è inesistente: vengono ignorati, derisi e marginalizzati da un personale spesso arrogante e auto-compiaciuto. Nel frattempo, gli operai, lasciati a loro stessi, devono affrontare le legittime proteste degli utenti senza un supporto adeguato.

La trasformazione di enti fondamentali, come gli ESA e i Consorzi di Bonifica, da istituzioni con nobili scopi a semplici intermediari distanti dalla realtà, è un segno evidente della mancanza di visione e determinazione. Questi enti sono ormai da tempo sotto il controllo di funzionari regionali senza idee e senza la volontà di affrontare le sfide con coraggio e competenza. Ciò che ci opprime è la stanchezza di una continua lotta, la frustrazione di essere costantemente relegati ai margini della società, vivendo in uno stato di necessità permanente.

Un affezionato (e competente) lettore