Come sta l'albero di Falcone
Nelle scorse settimane a Palermo c'era apprensione per l'albero Falcone, uno dei simboli della città e luogo di ricordo per le vittime della mafia. Il ficus macrophylla di via Notarbartolo 23, dove viveva il giudice Giovanni Falcone ucciso dalla mafia il 23 maggio del 1992, è stato sottoposto a una serie di controlli per verificarne lo stato di salute in vista del 32esimo anniversario della strage di Capaci.
In questi giorni l'albero è stato potato in modo oculato. Nonostante i suoi 90 anni e i 16 metri di altezza, perderà solo il 10% del raggio della chioma per ridurre il carico statico. "Abbiamo effettuato una valutazione avanzata, non solo visiva, ma anche con indagini strumentali," ha spiegato Claudio Benanti, agronomo specializzato nella gestione del verde urbano e incaricato dalla Soprintendenza di coordinare i controlli.
L'albero è stato sottoposto a una sorta di Tac, con tomografie soniche ed elettriche sia alla base che nel punto di inserimento della chioma. I risultati hanno evidenziato che non ci sono degradazioni di rilievo del legno e che la pianta ha superato brillantemente la prova di trazione che ha simulato l'azione del vento a 140 chilometri orari.
Tuttavia, l'agronomo ha precisato che per le caratteristiche genetiche dell'albero possono comunque verificarsi rotture dei rami, soprattutto nel periodo estivo. Per questo motivo, oltre alla potatura di questi giorni, ne sono previste altre due nel 2025 e 2026. Le parti potate diventeranno delle talee custodite all'orto botanico.
"A Palermo – dice Stefano Mancuso, botanico e saggista italiano, insegnante di arboricoltura generale e etologia vegetale all’Università di Firenze - abbiamo questo straordinario esempio dell'albero di Falcone, un ficus che cresce lì in via Notarbartolo, esattamente fuori dal palazzo, fuori dal cemento, fuori dalla casa dove abitava il giudice Falcone. Ed è un albero enorme che davvero simboleggia, con la sua stessa presenza in un luogo del genere, la capacità di resistenza e di lotta di un popolo.”
“L’albero Falcone - prosegue - è un simbolo fondamentale. Andrebbe curato. Non si può lasciare in quelle condizioni. Non si può sicuramente pensare che un albero talmente importante vada incontro a una fine non degna.”
L’albero che esisteva già quando è stato costruito il palazzo nel 1978 aveva bisogno da tempo di una “revisione”. Negli anni Cinquanta era già una pianta adulta. Quello che si deve fare adesso è intervenire sulla riduzione del rischio. Ecco perché è stata pianificata una prima potatura. Ma c'è voluto parecchio tempo. Perchè l'albero non veniva potato da anni, ed era fortemente in pericolo.
L'obiettivo della Soprintendenza non è solo la cura dell'albero, ma anche la sua fruizione in sicurezza. Si sta lavorando a un progetto che preveda anche lo spazio per la radicazione dell'albero al suolo e la realizzazione di un'installazione per ospitare i messaggi di carta che le persone lasciano in segno di ricordo.
All'indomani della strage di Capaci l'albero divenne immediatamente il simbolo della ribellione contro la mafia e della rinascita del popolo siciliano.
Sotto quest’albero ancora oggi si riuniscono centinaia di cittadini per protestare contro la violenza della mafia e l’inefficacia della politica. Sit-in, marce, fiaccolate, catene umane erano la testimonianza visibile di uno shock emotivo, una rabbia e una voglia di cambiamento che mai a Palermo aveva toccato questi livelli. Nacque allora il Comitato dei Lenzuoli e il celebre slogan “Non li avete uccisi: le loro idee camminano sulle nostre gambe”.
Oggi l’albero Falcone mantiene il suo valore di monumento civile, luogo di memoria e monito per il futuro. Il suo tronco è continuamente ricoperto di lettere, fotografie, bandiere, lasciati come degli ex-voto laici in segno di affetto e di riconoscenza.
Un'ondata d'amore che la città vuole preservare, magari con una bacheca da affiancare all'albero per salvaguardarne la salute senza intaccare il suo profondo significato.
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