"Non hanno visitato mio figlio". Disservizi e maleducazione all'ex Inam di Marsala
Da anni si racconta di un sistema sanitario che sta attraversando una fase critica, con crescenti disservizi che colpiscono sia l’ambito ospedaliero sia quello territoriale, anche i Distretti Socio-Sanitari. Sempre più frequentemente i cittadini si lamentano della “sgarbataggine” dei dipendenti, medici e personale amministrativo, che fa servizio al Distretto Sanitario di Marsala, cioè quella che comunemente molti ancora chiamano Inam.
La storia
La signora A. D. è mamma di un bambino di 6 anni, nato con una asfissia durante il parto, successivamente sottoposto ad intervento di allungamento tendine al Gaslini di Genova. L’operazione ovviamente ha comportato una serie di terapie, 70 sedute. Poiché è necessario un altro ciclo di terapie la signora si è rivolta con ricetta al fisiatra del Distretto, a seguito di visita poi al bambino andava prescritto tutore e scarpette adeguate. Quelle che finora ha indossato sono stati pagati di tasca propria, nonostante l’esenzione dal ticket e il riconoscimento della legge 104.
Lo scorso 27 maggio la signora si è recata insieme al bambino al Distretto per effettuare la visita e lì pare che il medico presente, fisiatra, non sia stato nè garbato nei modi nè disponibile alla visita e alla prescrizione. A quel punto, vista la preoccupazione e anche la rabbia della mamma, altri medici presenti hanno assicurato una visita in ospedale, chiamata che non è mai arrivata. Solo dietro l'intervento del dottor Galante, che ha già seguito la storia clinica del bambino, la signora ha raggiunto l’obiettivo di far visitare il figlio dalla dottoressa Sala, presso l’ospedale Paolo Borsellino di Marsala.
Il Distretto
I disservizi nella sanità e nei distretti socio-sanitari non sono episodi isolati, c’è un malfunzionamento sistemico, il primo disservizio non può essere mai la maleducazione. Ed è maggiore e frequente che il personale medico, di ufficio, quindi amministrativo, non sia adeguatamente formato e abbia sensibilità di approccio. Cresce il malcontento tra i cittadini, oltre alle già note criticità legate a tempi lunghi, carenza di personale e servizi spesso carenti, si aggiunge l’atteggiamento poco empatico. Atteggiamenti arroganti o sbrigativi sono esperienze tutt’altro che rare quando, invece, la relazione umana è parte integrante della cura. Il distretto socio-sanitario non deve diventare luogo inospitale e ostile, dignità e la salute delle persone non sono un gioco, al contrario il distretto è presidio di umanità. O almeno dovrebbe esserlo.
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