Marsala, il gioco delle poltrone di Grillo
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La politica e il giocoliere Massimo Grillo.
Purtroppo l'arte, peggiore, della politikḗ ha fatto capolinea nuovamente a Marsala. Il sindaco, in consiglio comunale all'indomani del Grillo quinquies, ha motivato la sua decisione in questi termini: "Ho messo al centro dei miei interessi la città di Marsala. Ma c'è stata divisione nella mia coalizione anche nella Dc – nuova di Cuffaro –, ma io ho parlato con i consiglieri comunali Ferrantelli e Di Girolamo, ma, per sua scelta, Alagna – Nuova Dc di Cuffaro – non abbiamo mai parlato fin dal mio insediamento, avrei preferito farlo. Ho sempre detto di voler parlare non con i singoli consiglieri, ma con i gruppi consiliari e i partiti, che devono fare chiarezza al loro interno. Quando avranno una posizione unitaria, ne terrò conto. Perché un tempo, quando c'era la politica, i partiti, c'era una posizione."
Il comunicato stampa congiunto dei segretari provinciali di Lega, Forza Italia, DC, Noi Moderati, Grande Sicilia, che ha precisato che gli assessori indicati in giunta a Marsala in quota FI e DC sono a titolo personale e non di partito, è fatto noto anche agli infanti lilibetani. Manca tra i firmatari Fratelli d’Italia, che evidentemente all'apparenza sostiene Grillo.
Gli organi principali di un partito sono: segretario/a nazionale, regionale, provinciale, comunale. Ebbene, nella nuova Dc il segretario nazionale è Totò Cuffaro, quello regionale Stefano Cirillo. Correva l'anno 2023, fine novembre, allorquando a Mazara del Vallo si tenne il congresso provinciale del partito: fu eletto segretario Giacomo Scala, presidente Vito Gancitano, vice segretari Mariella Martinciglio e – udite, udite – Walter Alagna. La figura comunale a Capo Boeo non esiste.
Ma il saltimbanco Grillo ha riscritto le regole della politica a suo uso e consumo. D'altronde anche il nuovo assessore Di Girolamo e lo sponsor di Lombardo, Ferrantelli, tennero al suo posto il primo cittadino sulla mozione di sfiducia: l'assessore astenendosi, Ferrantelli, pur avendola firmata insieme ad Accardi e Vinci, uscirono tutti e tre dall'aula.
Citando il vero autore della frase, papa Pio XI, ma che è stata un faro per un fondatore della vecchia Dc, Andreotti: "A pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina", quindi il debito politico è pagato.
Adesso, per sanare un vulnus della politica nobile, Forza Italia e Nuova Dc dovrebbero espellere i dissenzienti: Sturiano, Gerardi, Titone, Carnese e Fernandez; Ferrantelli e Di Girolamo; che però, tenendo conto dei consensi di cinque anni fa, portano 4.350 voti.
È che la politica, la realpolitik, non la fanno anche i numeri, ma soprattutto. I cittadini, però, possono mutare il paradigma.
Vittorio Alfieri
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