Marsala, 60 anni fa la "Tragedia di Ventrischi"
A sessant’anni esatti dalla “Tragedia di Ventrischi”, Marsala ricorda una delle pagine più drammatiche della sua storia. Questa mattina, con una cerimonia religiosa e la deposizione di un mazzo di fiori, verranno commemorate le nove vittime del tragico incidente nel pozzo di Villa Petrosa, in contrada Ventrischi.
Una tragedia che spezzò nove vite
Era il 25 giugno 1965 quando, in una calda sera d’inizio estate, si consumò una terribile catena di morte. Nove persone – contadini, mogli, vicini di casa – persero la vita nel tentativo di soccorrere chi era sceso per primo in un pozzo agricolo per riparare un motore a scoppio. Le esalazioni tossiche di gas e monossido di carbonio li uccisero uno dopo l’altro. Le vittime furono: Erasmo Bua (proprietario del pozzo), Filippo Angileri, Michele e Antonina Curatolo, Michele e Maria Licari, Francesco e Antonio Giacalone, Giuseppe Sparla.
L’eroismo e la disperazione
Tra le vittime, si distinse il coraggio del ventenne Filippo Angileri: tentò di salvare uno degli uomini ancora in vita, bagnandosi la camicia per coprirsi bocca e naso, ma sfinito, cadde nuovamente nel pozzo con il corpo che stava cercando di portare in salvo. A lui e agli altri furono conferite medaglie al valor civile alla memoria. Fu Salvatore Sciacca, accorso dal lavoro, a comprendere la pericolosità della situazione: intuì la presenza di gas mortali e, armato di un forcone, bloccò con forza altri volontari dal calarsi nel pozzo, salvando così ulteriori vite.
Una comunità spezzata
L’intera contrada di Ventrischi fu sconvolta. Le vittime appartenevano a quattro famiglie del piccolo agglomerato rurale di Villa Petrosa. Oggi il pozzo non è più visibile, sostituito da una griglia per la raccolta dell’acqua piovana, ma il ricordo di quella tragedia vive ancora nelle memorie tramandate di generazione in generazione.
Dalle campagne siciliane al Parlamento
All'epoca l’eco della tragedia arrivò fino a Roma. Il deputato marsalese del PCI, Pino Pellegrino, presentò un’interrogazione parlamentare accusando il governo di abbandonare il Sud. Chiese aiuti per le famiglie e infrastrutture per un territorio isolato e povero. Alla fine, la Prefettura concesse un milione di lire per ogni famiglia, mentre il Comune si fece carico dei funerali solenni nella Chiesa Madre.
Il libro, "Il pozzo assassino di Villa Petrosa" - Ricordiamo che dieci anni da in occasione del 50° anniversario della Strage di Ventrischi, venne pubblicato il libro, “Il pozzo assassino di Villapetrosa”, scritto da Filippo Piccione. L’autore del libro, immaginando che il giovane eroe Filippo Angileri sia sopravvissuto, “instaura un toccante dialogo, analizzando i fatidici momenti di quella giornata e, in un vertiginoso andirivieni temporale, scandaglia la storia d’Italia fino ai giorni nostri”.
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