“La cultura serve per guadagnare”: si aggrava l’inchiesta sull’Ars
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Altro che alta cultura. Dalle intercettazioni emerge un sistema opaco di relazioni, favori, contributi mascherati e incarichi costruiti più per generare guadagno che valore. Al centro dell’inchiesta: il presidente dell’ARS Gaetano Galvagno e l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata, entrambi espressione di Fratelli d’Italia.
«Cambia mestiere, dovresti metterti in tasca almeno il 40% per ogni evento organizzato» È questa la frase pronunciata da Galvagno in una telefonata captata dagli inquirenti e indirizzata a Marianna Amato, dipendente della Fondazione Orchestra Sinfonica Siciliana. Un’istruttiva lezione di “imprenditoria culturale” in cui Galvagno svela l’uso strumentale della cultura per finalità private: ottenere contributi pubblici, organizzare eventi “di facciata” e incassare – per dirla con le sue parole – «la cultura era solo un paravento per intascare fior di migliaia di euro».
Dalle parole ai fatti: pressioni per milioni di euro
L’indagine – condotta dalla Procura di Palermo – s’intreccia con le manovre di bilancio e i famigerati maxiemendamenti, che da anni accompagnano la legge finanziaria regionale come una scorciatoia per la distribuzione clientelare delle risorse. Galvagno avrebbe esercitato pressioni su Palazzo d’Orléans per far inserire oltre 4 milioni di euro in contributi destinati al Turismo, attraverso emendamenti da un milione ciascuno.
Ma con le carte dell’inchiesta in mano, la giunta regionale ha fatto marcia indietro: tutto stralciato. Spariti i fondi, congelate le richieste. Anche l’assessora Amata è in difficoltà. E il clima dentro la maggioranza si fa pesante.
Il silenzio di Schifani (e l’ironia dell’intelligenza artificiale)
A rompere il silenzio è l’opposizione, che attacca duramente. Il capogruppo del M5S all’ARS, Antonio De Luca, va giù duro: “Se Schifani non riesce a dire nulla su questo scandalo, potrebbe farsi aiutare dall’intelligenza artificiale. Anche le frasi fatte sarebbero meglio del suo silenzio imbarazzante.”
De Luca chiede chiarezza prima della prossima variazione di bilancio e il ritiro delle deleghe al Turismo per Fratelli d’Italia, colpevole – a suo dire – di “aver fatto solo sfracelli”.
La rivendicazione di La Vardera: «Avevo ragione. Ho rifiutato un milione di euro»
Intanto, a rivendicare il suo “no” al sistema è il deputato regionale Ismaele La Vardera, che in un lungo post social scrive: “Sono stato l’unico deputato a rifiutare 1 milione di euro da gestire nella scorsa finanziaria. Perché quel metodo – mescolare la merda con la cioccolata – non lo condivido. Oggi tutti vogliono fare i moralisti. Io, semplicemente, avevo ragione.”
Il metodo sotto accusa (e la politica che guarda altrove)
L’inchiesta giudiziaria, che vede Galvagno e Amata formalmente indagati per corruzione e finanziamenti illeciti, non è solo una grana giudiziaria. È una bomba politica, che travolge il partito di Giorgia Meloni in Sicilia e investe il cuore della macchina amministrativa: il sistema di gestione dei fondi pubblici per la cultura, lo spettacolo e il turismo. Contributi pubblici travestiti da eventi culturali, incarichi elargiti in base alle relazioni e non al merito, una visione della cultura come occasione di business privato. Questo è quanto emerge, nero su bianco, dalle intercettazioni.
E il silenzio di Schifani – come sottolinea l’opposizione – rischia di diventare più assordante della notizia stessa.
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