Trapani, acqua contaminata in centro storico: divieto tardivo del Comune
Acqua per uso potabile inquinata, torna l'incubo. Il divieto di utilizzo è scattato in due strade del centro storico di Trapani, dove l'acqua non è sicura per bere, cucinare o lavarsi i denti. Il Comune ha emesso solo ieri, lunedì 7 luglio alle 13, un’ordinanza che vieta l’uso potabile dell’acqua nelle vie Custonaci e Patrico, dopo che già da sabato 5 luglio l’Asp aveva comunicato la presenza nei campioni di coliformi ed Escherichia coli oltre i limiti consentiti.
Il provvedimento arriva con due giorni di ritardo rispetto agli esiti delle analisi, mentre i residenti continuavano ad aprire i rubinetti e usare acqua potenzialmente pericolosa. “Nell’attesa di capire le cause dell’inquinamento, l’acqua in queste strade non è sicura per gli usi potabili. È una misura necessaria per tutelare la salute pubblica” ha dichiarato il sindaco Giacomo Tranchida, assicurando rifornimenti alternativi per le famiglie interessate.
Ma la vicenda non si ferma qui. Il caso era stato segnalato già il 3 luglio dal comitato cittadino spontaneo “L’acqua è un diritto di tutti”. Rosario Rizzo, uno dei responsabili, aveva inviato una Pec agli uffici comunali denunciando “cattivi odori e acqua torbida” in via Custonaci. Una segnalazione ripresa anche da Tp24, che aveva raccontato le storie di turisti e cittadini esasperati: «Abbiamo aperto il rubinetto per farci una doccia e l’acqua era marrone, con un odore nauseante – raccontava una coppia di visitatori –. Siamo scappati in un B&B vicino, ma anche lì la situazione non era migliore».
L’Asp, avvisata della criticità, aveva effettuato i primi prelievi al civico 43 e al civico 60 di via Custonaci e in via Patrico. Il 4 luglio, in via cautelativa, il Comune aveva chiuso una delle utenze.Il giorno dopo sono arrivati i risultati: contaminazione batterica confermata. Eppure il divieto ufficiale è stato comunicato solo lunedì, con i cittadini lasciati per 48 ore senza alcun avviso.
Cittadini sempre più esasperati ed amareggiati. Il 4 luglio Vincenzo Guaiana, assessore al Servizio Idrico, aveva smentito la gravità della situazione, replicando a Tp24: «Ad oggi, nessuna segnalazione ufficiale risulta pervenuta ai nostri uffici relativamente al caso citato in via Custonaci o ad altri episodi specifici riportati nell’articolo. Ciò rende difficile attivare tempestivamente le procedure di verifica e intervento che, in situazioni simili, vengono immediatamente avviate».
Non solo. Guaiana aveva invitato a usare i canali istituzionali per segnalare problemi e aveva precisato: «Invitiamo tutti i cittadini – e, nel caso specifico, chi ha rilasciato dichiarazioni alla stampa – a contattare tempestivamente gli uffici competenti attraverso i canali ufficiali, in modo da permettere un intervento rapido, risolutivo e documentabile».
Ma il Comitato non ci sta e pubblica sui social la ricevuta della Pec inviata il 3 luglio.
Rosario Rizzo parla di “un atteggiamento grave e irresponsabile”: «Le affermazioni dell’assessore sono infondate. Ci sono le ricevute che attestano come gli uffici siano stati informati della criticità. È preoccupante che un rappresentante istituzionale non si sia preso la briga di verificare con i propri uffici prima di rilasciare dichiarazioni così categoriche, o che, pur essendone a conoscenza, abbia preferito celare il problema anziché promuovere un intervento tempestivo e risolutivo. La salute e il benessere della nostra comunità meritano trasparenza e azioni concrete, non omissioni o negazioni».
Il caso intanto accende il dibattito in città. “Non è accettabile che un’ordinanza di questa importanza arrivi due giorni dopo gli esiti ufficiali dell’Asp” commentano alcuni residenti. Altri lamentano la gestione confusa delle comunicazioni e chiedono verifiche in altre zone, dove continuano le segnalazioni di acqua torbida e maleodorante.
I tecnici del Comune e dell’Asp sono al lavoro per rintracciare l’origine della contaminazione. L’amministrazione ha attivato la Protezione Civile per eventuali rifornimenti straordinari e invita i cittadini delle aree interessate a usare solo acqua imbottigliata fino a nuova comunicazione.
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