Crisi idrica e proteste nel comprensorio della Diga Trinità: "L’acqua c’è, ma solo per ...
Mentre l’agricoltura siciliana affronta l’ennesima estate di siccità, nel comprensorio della Diga Trinità esplode la protesta. Gli agricoltori denunciano la scarsità delle risorse idriche e, soprattutto, la loro distribuzione ritenuta iniqua. Una lettera inviata via PEC da un imprenditore agricolo all’assessorato regionale all’Agricoltura, al Dipartimento acque e rifiuti, e alla Presidenza della Regione Siciliana, sintetizza il malcontento crescente: "Dobbiamo aspettare tensioni sociali tra gli agricoltori prima che qualcuno intervenga?"
Il caso è scoppiato dopo la riunione di pianificazione irrigua del 25 giugno scorso, il cui verbale conferma una situazione drammatica: dei 5,5 milioni di metri cubi d’acqua richiesti per il comprensorio della Trinità, ne sono stati assegnati appena 0,6. Una quantità irrisoria – si legge nel documento – sufficiente appena per una parte limitata del territorio, quella servita a gravità dalla vasca di Baglio Elefante.
Gli agricoltori parlano di un “disastro annunciato”. Nei mesi scorsi, grazie a una deroga sui limiti di stoccaggio, si era riusciti a trattenere una parte significativa delle acque piovane. Ma poi – scrive un lettore a Tp24 – "quell’acqua è stata lasciata scorrere verso il mare". E oggi, "quel poco che rimane viene distribuito senza alcuna logica, con il paravento di una pretesa concertazione con i sindacati".
Il sospetto che circola tra i coltivatori è che la selezione delle aree irrigabili non sia stata fatta sulla base di criteri oggettivi – come le colture, i terreni, o il numero di aziende – ma piuttosto in base a pressioni o favoritismi. Il risultato è che 4.000-5.000 ettari rimangono esclusi dall’irrigazione. “In definitiva, l’acqua è poca, ma quella che c’è è sempre per i soliti”, scrive amaramente un agricoltore.
Da qui la richiesta di istituire con urgenza un tavolo tecnico/operativo che affronti la questione e assicuri risorse minime a tutti gli agricoltori del comprensorio. Una richiesta che si accompagna a una denuncia della totale assenza di programmazione a lungo termine. Le soluzioni-tampone, ormai, non bastano più.
Il rischio, già percepibile nei toni esasperati delle proteste, è che la siccità non sia più solo un problema climatico, ma una miccia pericolosa per l’equilibrio sociale di intere aree agricole. E in questo quadro, la gestione delle dighe e delle assegnazioni idriche diventa un banco di prova politico prima ancora che amministrativo.
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