Il sistema Galvagno: amici, favori e contributi. Così la politica siciliana torna indietro
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È un meccanismo ben oliato, fatto di amici da piazzare, concerti da organizzare, contributi da elargire a discrezione. È il “sistema Galvagno”, come lo chiamano ormai in molti a Palermo. Un sistema che emerge con chiarezza dalle carte dell’inchiesta della Procura di Palermo, supportata da mesi di intercettazioni condotte dalla Guardia di Finanza. E che racconta un malcostume diffuso e profondo, che affonda le radici nei gangli della politica siciliana: quella dell’Ars, dei fondi pubblici usati come bancomat, dei favori fatti agli amici degli amici.
Al centro delle indagini, il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, Gaetano Galvagno, e il suo entourage più stretto: la portavoce Sabrina De Capitani, il segretario Giuseppe Cinquemani, l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata e altri esponenti di spicco del centrodestra isolano. Tutti coinvolti – a vario titolo – in un intreccio tra potere, relazioni personali e gestione opaca dei fondi regionali.
L’arte di piazzare amici (e amiche)
Secondo gli investigatori, Galvagno avrebbe fatto pressioni per inserire nelle iniziative della Fondazione Federico II alcune “amicizie personali”, come "Donna 50", destinataria – si legge negli atti – dell’incarico per il catering del concerto di Natale del 15 dicembre 2024 a Palazzo Reale e per la mostra su Picasso. In un altro caso, il presidente Ars avrebbe chiesto esplicitamente di coinvolgere “Donna 52”, cantante lirica a lui vicina, nei concerti nei Giardini Reali. Una richiesta che, annotano gli inquirenti, era già stata avanzata ma “fallita in precedenza per un’incomprensione”.
E se i favori non bastano, c'è l'eleganza. Galvagno, secondo le intercettazioni, avrebbe ottenuto dieci abiti l’anno gratis da una maison milanese grazie all’intermediazione della portavoce De Capitani, che rivendica: «Bel colpo». Il presidente commenta soddisfatto: «Minchia, qualche 5.000 euro li abbiamo risparmiati».
Il clientelismo come prassi
Ma è la gestione dei fondi pubblici il cuore pulsante dell’inchiesta. Dai verbali emerge una corsia preferenziale riservata a Paternò, paese d’origine di Galvagno. Ogni richiesta della Pro Loco locale veniva assecondata “a mano libera”, persino bypassando la normale procedura interna, con la calligrafia del presidente a fare da timbro. Il segretario Cinquemani faceva lo stesso con San Cono, nel Messinese: «Io sto facendo arrivare soldi per sistemare il paese, il sindaco è un commercialista, è inesperiente».
Il meccanismo è semplice: ogni richiesta ha un “sponsor politico”. Un’associazione culturale ringrazia Cinquemani per un contributo concesso grazie all’interessamento di Manlio Messina, ex assessore e plenipotenziario meloniano. «Potremmo arrivare a 8.000 euro», promette Cinquemani. La richiesta? 10.000. E non è l’unico caso. A Balestrate, il contributo all’associazione Evola passa da 2.000 a 5.000 euro perché “è cambiato lo sponsor”.
La politica in silenzio. L’opposizione attacca
Le reazioni non si fanno attendere. Alla Camera, il segretario regionale del PD Anthony Barbagallo ha presentato un’interpellanza urgente. Accusa il governo regionale di aver trasformato le finanziarie in “bancomat del centrodestra”, usate per distribuire fondi “senza criteri trasparenti ma con puro arbitrio”. E attacca anche il governo nazionale: «La scelta di non impugnare le finanziarie bancomat è una gravissima omissione».
Alla Regione, il deputato di Sud chiama Nord Ismaele La Vardera rilancia: «In questa legislatura nessuno sembra preoccuparsi di etica e morale. Presenterò una mozione di sfiducia contro Renato Schifani, che intende far approvare una variazione di bilancio sotto la presidenza di un indagato per corruzione».
Dragotto: “Giù le mani dal mio nome”
Nel mezzo dello scandalo, interviene anche Tommaso Dragotto, fondatore di Sicily by Car, la cui moglie, Marcella Cannariato, è indagata per corruzione e peculato. Con una lettera aperta contesta l’uso mediatico del nome “Lady Dragotto” e chiarisce: «Non sono indagato, non ho ricevuto atti giudiziari, e la mia azienda è già presente in tutti gli aeroporti italiani da trent’anni». Difende la sua fondazione e respinge ogni allusione.
Il quadro che emerge è devastante: fondi gestiti come favori, incarichi distribuiti a discrezione, trasparenza ridotta a una formalità. È l’eterno ritorno del clientelismo in salsa siciliana, la gestione privata del denaro pubblico. Il nome di Galvagno è oggi al centro della bufera, ma il sistema che lo ha generato resta ancora lì, intatto. E potente.
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