Lotta agli incendi boschivi, il fallimento della prevenzione attiva
Alla luce degli ultimi nefasti incendi che hanno interessato il 25 luglio scorso le riserve dello Zingaro, di Monte Cofano e territori limitrofi, ma anche un po’ tutta l’isola, volevo condividere alcune considerazioni e chiarificazioni sulla prevenzione agli incendi, forte dell’esperienza maturata nel settore, nel corso degli anni.
Anzitutto una premessa per i non addetti ai lavori, la lotta agli incendi boschivi è suddivisa in misure di prevenzione (passiva e attiva) e lotta vera e propria con tecniche di spegnimento dell’evento incendio. La prevenzione passiva consiste in tutta quella serie di misure strutturali e accorgimenti atti a scongiurare il rischio di incendi e a limitarne la propagazione, vedi la realizzazione di viali parafuoco, ripuliture di bordi stradali e ferroviari, vasche per approvvigionamento idrico ecc. in prossimità di aree boscate o di particolare interesse ambientale. La prevenzione attiva consta di una serie di azioni e strategie messe in campo volte a ridurre il rischio di innesco e propagazione degli incendi, in particolar modo qualora vi siano alti livelli di allerta. Ciò prevede il rafforzamento della vigilanza e del monitoraggio del territorio col potenziamento di pattugliamenti terrestri ed aerei, con l’ausilio di presidi tecnologici come droni e sistemi di telesorveglianza.
Aggiungo che è provato statisticamente che nella stagione estiva a fronte di una miriade di interventi, gli incendi più disastrosi sono concentrati in poche giornate con particolari condizioni climatiche, cioè con temperature elevate, bassa umidità e forti venti meridionali, i quali predispongono la vegetazione ad una più facile propagazione degli incendi.
In Italia, ma ancor più nella nostra regione, abbiamo un numeroso dispiegamento in campo di forze terrestri ed aeree ( per esempio con 18 aeromobili Canadair CL-415 l’Italia ha la flotta aerea più grande al mondo). Nonostante ciò, in caso di richieste eccezionali di interventi di spegnimento causati dalle condizioni meteo sopra menzionate, assisteremo a fronte di una eccessiva domanda e ad un’offerta insufficiente, al default della macchina antincendio, col risultato che sarà sempre lo stesso, ovvero tanti incendi fuori controllo e disastrosi.
GLI INCENDI VANNO SCONGIURATI!
Quindi a mio avviso è fondamentale puntare su una migliore strategia della prevenzione attiva.
E’ inconcepibile che puntualmente, negli anni, alcuni incendi vengano appiccati sempre nelle stesse condizioni climatiche, negli stessi luoghi e con le stesse modalità, per cui è durante i periodi di allerta che bisogna mettere tutte le forze in campo per un presidio capillare nelle già mappate aree a rischio incendio, onde scoraggiare eventuali atti criminosi.
Oggi ancor più, a fronte della carenza di personale nelle file del Corpo Forestale, a cui istituzionalmente è demandata l’attività di difesa dell’ambiente e del patrimonio boschivo, necessita una sistema univoco di coordinamento delle forze dell’ordine, forze armate, protezione civile e volontariato.
Negli anni, nelle sedi istituzionali, più volte è stata affrontata la questione di un coordinamento unico e più efficace per contrastare tale fenomeno, debbo dire purtroppo e a malincuore che spesso a una buona strategia teorica ha corrisposto uno scarso risvolto pratico.
Questa mia riflessione mi auguro possa servire a sensibilizzare l’opinione pubblica, ma ancor più la classe politica e le istituzioni spesso lontani dal cogliere l’effettiva consistenza di un fenomeno sociale che sta portando ad un considerevole depauperamento del nostro patrimonio boschivo.
Giuseppe Geloso
Ex ispettore del Corpo Forestale
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