Gentile Direttore di TP24,
si scrive spesso ai giornali per dare voce a disservizi, per denunciare ciò che non funziona o per reclamare diritti calpestati. È la natura stessa della cronaca. Oggi, però, io sento il bisogno di scriverle per un motivo opposto: per raccontare una storia di eccellenza che non risiede nei macchinari, ma nel cuore degli uomini e delle donne che abitano i corridoi dei nostri ospedali.
Voglio ringraziare pubblicamente tutto il personale dell'ospedale Paolo Borsellino di Marsala, e in particolare il reparto di Pneumologia. Mio marito, Francesco Brugnone, è stato ricoverato lì a causa di una gravissima patologia respiratoria che, purtroppo, lo ha condotto alla morte. In quei giorni sospesi, sospesi tra la speranza e l'inevitabile, non ho incontrato solo dei professionisti impeccabili, ma dei fratelli, delle sorelle, degli amici. Francesco sapeva bene quale sarebbe stato l'esito della sua malattia, eppure il personale non si è mai risparmiato. Lo hanno accudito con una devozione tale da riuscire a dissimulare persino il rischio della fine imminente, regalandogli una dignità e una serenità che nessun protocollo medico potrebbe mai imporre per legge.
Ma la loro sensibilità non si è fermata al letto del malato. Per tutto il tempo del ricovero, io sono rimasta accanto a mio marito, giorno e notte. In ogni istante, mi sono sentita accolta, protetta e sostenuta. Non sono mai stata un "peso" o un numero, ma una persona che stava affrontando il dolore più grande. Non dimenticherò mai l'ultimo Capodanno. L’ho trascorso lì, in quella stanza d’ospedale, vegliando Francesco. Allo scoccare della mezzanotte, in un momento in cui il mondo fuori festeggiava e il mio
mondo dentro stava crollando, il personale mi ha coinvolta per un brindisi e una fetta di panettone. In quel gesto semplice, in quel calore condiviso tra le corsie silenziose, ho trovato la forza di non sentirmi sola.
Sappiamo tutti che il nostro Sistema Sanitario presenta falle spesso imperdonabili, specialmente quando si parla di salute. Ma la differenza, in una struttura, la fanno sempre e solo le persone. Questi operatori riescono a prendersi cura dei malati tra mille difficoltà che non dipendono da loro, senza mai smarrire la capacità di restare umani.
Dicono che la medicina serva a guarire i corpi, ma ciò che ho visto io a Marsala è qualcosa di più alto: è la cura dell'anima. Anche quando la battaglia clinica è persa, la battaglia per l'umanità può essere vinta ogni giorno. Grazie per aver accompagnato Francesco, e grazie per aver tenuto la mano anche a me, fino all'ultimo respiro.
Angela Pulizzi